Il fascino della divisa

No, non scriverò, come il titolo parrebbe alludere, della seduzione delle donne separate. Piuttosto, alla lettera, della deriva para-militare, da regime-soft, che si è  affacciata all’interno di un mio sogno di qualche notte fa, proprio dopo aver ascoltato, prima di prendere sonno, un po’ del discorso del premier alla parata fondativa di questo nuovo (?) movimento populista-mediatico che così bene interpreta i desideri, i sogni, le speranze e le paure (metus e spes, spinozianamente) degli italiani. Prima di raccontarvi cosa ho sognato riutilizzo una citazione di Pontiggia che mi è sempre piaciuta molto, proprio perché un tempo, più di adesso, avevo l’abitudine di trascrivermi i sogni in un quaderno (a mia futura memoria e auto-decifrazione) e non inseguivo il prossimo perché li ascoltasse. Anche se mi piace, d’altro canto, ascoltare i sogni altrui e inventarmi spiegazioni da offrire (sul tema poi ci sarebbe da citare tutta la critica di LW all’interpretazione dei sogni di Freud, oppure il ruolo dei sogni e della trascrizione dei sogni nell’opera di Kafka ma è tutta un’altra faccenda….) Read the rest of this entry »

E tu che hai studiato…

La poetica matrimoniale di Paolo Conte ha un contraltare simmetrico non tanto in quella degli “amanti“, quanto in quella del “celibato”. La dialettica amorosa del personaggio principale di molta della produzione contiana (nelle sue stesse parole: l’uomo del dopoguerra italiano che deve ricostruirsi un’identità un linguaggio, una faccia, un mondo…) è uno scapolo. Lo scapolo (vedi la canzone omonima del 1974) è la base del prototipo maschile contiano simboleggiato poi da una figura mitizzata (e autobiograficamente identificabile) nello zio (vedi la canzone Lo zio). Personaggio-simbolo protagonista di buona parte delle prime canzoni di Conte, lo zio è un punto di riferimento emotivo a metà strada tra il genitore e il fratello maggiore depositario dell’esperienza e della messa in contatto – pre-coniugale – del maschile col mondo femminile (vedi La topolino amaranto, Avanti Bionda, Wanda, Macaco, L’Avance, Sparring Partner..tra le altre) Read the rest of this entry »

Che più che gente sembrano foulards

Anni fa volevo scrivere, senza che la bibliografia già sterminata in proposito lo richiedesse, dei brevi capitoletti sintetici sulle varie parti della poetica (musicale e letteraria) di Paolo Conte. Ne abbozzai uno sul tema del “pomeriggio” e un altro, possibile, sul tema “amanti” che viene fuori quasi da sé mettendo in fila alcune sue canzoni. Il fatto, poi, che i due temi siano intrecciati e sovrapposti (l’essere amanti come status intrinsecamente pomeridiano) nelle canzoni di Conte risulta essere movente ancora più interessante per fare una ricognizione della sua poetica sul tema. Read the rest of this entry »

Il maestro ritrovato

Quando avevo 16 anni iniziai a studiare il sax tenore. Frequentavo una scuola di musica comunale. Il mio maestro si chiamava – e si chiama – Antonio Traverso: era un giovane musicista pieno di entusiamo, un jazzista dotato di ingegno e sensibilità, una persona ricca di umorismo, simpatia e capacità di comunicare. Per me non era solo il mio maestro di sax, era anche un primo contatto con il mondo “adulto” extra-familiare, e con la complessità della vita. Antonio aveva circa 10 anni più di me, e tra un sedicenne liceale e un ventiseienne che fa il musicista passano diversi mondi d’esperienza. A questi mondi, poi, si aggiungevano la mia naturale introversione e la sua naturale estroversione. Ma la musica, e il jazz in particolare, era un universo che condividevamo e che ci univa. Imparare da lui e poter parlare di musica con lui era un’esperienza bellissima, dove il gioco, lo studio e la passione musicale s’intrecciavano insieme. Passarono gli anni. Smisi di studiare sax. Non ricordo neanche bene perché. Read the rest of this entry »

WP SlimStat