L’aura pausini stava insieme a nek?

L'aura pausini stava insieme a nek?Ludwig Wittgenstein affermava, con la sua usuale sintetica densità, che “Siamo in lotta contro il linguaggio“. Anche l’umanità disperata e disperante che Alberto Manco fotografa nel suo ultimo libro, “L’aura pausini stava insieme a nek? (Orientexpress, Napoli 2009), combatte una personale lotta contro il linguaggio come involontaria confessione di un più profondo disadattamento esistenziale. Il piccolo saggio etico/estetico che fa da presentazione alla raccolta chiarisce gli intenti e lo sguardo antropologico dell’autore: non ci troviamo di fronte ad una semplice raccolta “stupidario” di strafalcioni, più o meno godibili, o di torture inflitte al senso, alla sintassi, alla grammatica, all’ortografia contenute in una serie di annunci pubblicati su internet.

Vi è, nello sguardo di Manco, una com-passione unita ad una preoccupazione ben più generale, più universale. Nelle sue pagine si mettono sotto vetrino virus linguistici che sono, appunto, prodotti e specchio di virus etici. L’allarme consapevole che Manco lancia – “il vuoto etico che accompagna l’esponenziale sviluppo tecnologico delle forme e degli strumenti di comunicazione” – è, al tempo stesso, un invito a verificare quanti dei tic verbali, delle omissioni, dei malapropismi che amorevolmente ha raccolto per noi non siano in realtà prossimi, o potenzialmente interni, alle nostre stesse prassi verbali, conversazionali, para-letterarie (dall’uso degli sms all’iper-comunicazione quasi sincronica delle mail, delle chat, dei forum, delle reti sociali et similia). Codice alto e basso, infatti, vivono, nel tempo della rete, in un stato di continua e totale promiscuità, non meno di quanto denunciasse Karl Kraus del suo tempo (vengono in mente alcune provocatorie prese di posizione di Kraus: “Per me la pubblicazione delle inserzioni erotiche è il fine di gran lunga più meritorio tra quanti vengono perseguiti dalla stampa liberale)”.

Sarebbe fare un torto al libro di Manco citare qui, a modo di esempio, solo qualcuno dei passaggi tragicamente comici degli annunci, dei ricongiungimenti impossibili, delle approssimazioni imperfette verso la decifrazioni di un mondo fatto di supermercati dove ci si è persi e mai più ritrovati, luoghi d’incontro sensibili dove aleggiano, come fantasmi duplicati di corpi sudati e disincarnati al tempo stesso, fantasie e amori mancati, più o meno sessuati. Il libro va centellinato tutto, inserzione per inserzione, e lasciato agire in sé.

Da segnalare, semmai, l’ironia tutta filosofica, con la quale Manco antepone titoli esatti alle clip teatrali (“io li ho immaginati come un testo che va in scena in un piccolo teatro” ci avverte appunto l’autore nella postfazione) costituti dalla sua raccolta di annunci, decontestualizzati e perfettamente autonomi , testi “totali” come li definisce l’autore, tragedie in due battute, mondi im-possibili e autoreferenti e – in ipotesi – immortali, capaci di generare epigrammi che toglieranno il sonno ai paleografi e agli antropologi dell’anno 4000 prossimo venturo. Prendendo spunto proprio dal Wittgenstein “antropologo” potremmo chiederci, rabbrividendo: “Quale immagine del mondo e della nostra società attuale ricaverebbero degli esploratori del futuro o di un altro pianeta se avessero solo questo libro di Alberto Manco per saperne qualcosa della nostra attuale ‘forma di vita’?”.

Insomma, il libro di Alberto Manco è strepitoso e necessario. Come il riso e il pianto che mescola insieme: si ride fino alle lacrime, e si piange di un’umanità disperatamente in lotta col linguaggio e con la vita. Un libro imperdibile, tanto che dopo averlo acquistato e letto “non te ne perderai!”

Aberto Manco, L’aura pausini stava insieme a Nek? (Orientexpress)

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