Ci sono tre dischi volanti venuti a trovarci
da un fuoco preistorico ancora per dirci:
“Noi fummo, noi siamo, e noi cucinammo le cene
di festa, i deschi in famiglia per interi decenni,
a gruppi, a mazzi, tagliando
coi bordi sfrangiati, le lastre ammaccate,
il tempo nel tempo, di un tempo lontano,
noi sì, lucenti fermammo i migliori profumi,
i fumi odorosi di soffritti preziosi,
noi siamo reperti e qui testimoni
di un uso più saggio:
si fa salvataggio di ciò che è passato
eppure non passa
perché ancora si usa
e non serva la scusa
dei bordi sfrangiati, le lastre ammaccate,
per dire: “Buttate!”
Perché noi fummo e noi siamo,
e noi cucinammo i pranzi di festa,
le cene, novene, cenoni, veglioni,
noi tre, testimoni, lavati e riposti
un milione di volte da mani affilate,
da mani materne che hanno cresciuto
una squadra di figli, noi piatti
sbattuti per gioco di banda sonora,
noi stanchi coperchi di mille stufati,
fedeli custodi di tutti i segreti.
