La Palla aruspicina 2008

20 Dicembre 2008

la palla aruspicina 2008

Continua l’usanza (come un aruspice) dell’immagine deformata in una palla di Natale (da qui la tradizionale “palla aruspicina“). Per il 2008 si prevedeva un’avanzata della stempiatura - realizzatasi - e pure l’arrivo della proprietaria della scarpetta di cotone raffigurata nella palla 2007. Quello che non si poteva prevedere era che fare una foto senza flash con Sara in braccio è impresa quasi impossibile!

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Poesia magnetica

17 Dicembre 2008

parole magnetiche sul forno di casa

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La poesia come addensante

11 Dicembre 2008

Inizio a stendere alcune note provvisorie, che rimarranno provvisorie come tutte le cose che scrivo, sulle interessanti riflessioni condotte da Franco Arminio intorno alla poesia e, in particolare, al rapporto tra poesia e rete, L’epoca che ha detto addio alla poesia. In effetti sorprende la facilità e la proliferazione di pubblicazione di poesie on line (pratica alla quale non mi sono - quasi- mai sottratto) perché il rapporto che lega poesia e forma scritta è esattamente antitetico a quello che informa le parole della rete. Queste, infatti, sono una specie di cardio-aspirina dello scrivere: sul web tutto si fluidifica in un flusso che è testo, pre-testo e con-testo insieme. Leggi il resto »

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On writing

6 Dicembre 2008

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Tre dischi volanti

3 Dicembre 2008

Ci sono tre dischi volanti venuti a trovarci
da un fuoco preistorico ancora per dirci:

“Noi fummo, noi siamo, e noi cucinammo le cene
di festa, i deschi in famiglia per interi decenni,
a gruppi, a mazzi, tagliando
coi bordi sfrangiati, le lastre ammaccate,
il tempo nel tempo, di un tempo lontano,
noi sì, lucenti fermammo i migliori profumi,
i fumi odorosi di soffritti preziosi,
noi siamo reperti e qui testimoni
di un uso più saggio:
si fa salvataggio di ciò che è passato
eppure non passa
perché ancora si usa
e non serva la scusa
dei bordi sfrangiati, le lastre ammaccate,
per dire: “Buttate!”

Perché noi fummo e noi siamo,
e noi cucinammo i pranzi di festa,
le cene, novene, cenoni, veglioni,
noi tre, testimoni, lavati e riposti
un milione di volte da mani affilate,
da mani materne che hanno cresciuto
una squadra di figli, noi piatti
sbattuti per gioco di banda sonora,
noi stanchi coperchi di mille stufati,
fedeli custodi di tutti i segreti.

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