Ho assistito, qualche sera fa, allo spettacolo/lettura “Nessuna enfasi” di Luca Ricci: quattro racconti illuminati (+ un bis) scritti e letti (o recitati) dall’autore. Ora, l’autore è un mio amico. Meglio, quello che c’è tra noi è un tentativo di amicizia che, tra letteratura, teatro e sincerità proviamo a portare avanti da qualche anno, facendo incontrare periodicamente i nostri rispettivi personaggi, per i quali scriviamo i copioni all’impronta, davanti ad un caffè e scambiandoci regalini librari. In teoria dovrei scrivere una recensione “seria” allo spettacolo di Luca, e per più di un motivo: 1) difficilmente altri sul web ne scriveranno, e questo post rischia, così, di restare a lungo – per i perversi meccanismi d’indicizzazione di google – l’unico riferimento critico sulla sua pregevolissima performance teatrale a portata di link; 2) ho sempre preso seriamente le recensioni ai suoi libri, senza esercizi parodistici; 3) la partecipazione allo spettacolo è stata enormemente arricchita dalla possibilità di conoscere una persona cara a Luca presente in sala (tanto che non so se ero più curioso di ascoltare la letture dei 5 racconti inediti o di scambiare due parole con la persona citata).
Quindi, ecco la recensione, in poche parole. Vale, per i racconti di “Nessuna enfasi”, quello che scrissi a suo tempo nella recensione di “L’amore e altre forme d’odio“, alla cui poetica generale si ricollegano direttamente:
“Ognuno può, deve, affrontare il rischio di specchiarsi in queste figure della comunicazione affettiva malata: rischiare di scoprire se stessi in queste figure di mariti, di mogli, di amanti. Il lettore è chiamato a questo confronto, a questa scommessa: sentirsi migliori di e temere di somigliare a queste figure. Ma proprio nella fuga da questo processo identificativo sta la forza del meccanismo narrativo, o meglio del dispositivo, che questi racconti costituiscono”
In più, stavolta, vi è una maggiore dose di ironia, accresciuta dalla prova d’attore, dalle sottolineature mimiche, di tono, di gesto, di ammiccamento che accompagnano la lettura dei racconti da parte di Luca. Lettura che riesce sempre a rispettare il titolo programmatico? Sì e no. La bellezza delle letture di Luca sta proprio in quegli elementi sarcastici di tono, quindi in un’enfasi che non è assente ma semmai viene controllata, gestita, canalizzata, elementi che danno vita agli snodi narrativi e alle voci/personaggio dei racconti. Io vi ho ritrovato, ad esempio, certe inflessioni, posture, tic, che Luca utilizza quando mette in scena il “suo stesso” personaggio, quello che ogni tanto prende il caffè col mio personaggio (e non ho mai chiesto a Luca se a lui piace Pirandello quanto piace a me). Cosa è, in fondo, “Nessuna enfasi” se non il personaggio di “Luca Ricci” che legge alcuni racconti scritti da Luca Ricci? In questo senso potrebbe dirsi pirandelliano l’impianto e la cifra di questa sua lettura, che non è semplice reading d’autore.

Sai già , caro amico, cosa penso dell’autore che legge/recita le proprie opere. Il rischio è quello di sottrarre alla prova dello scritto l’interprete terzo (attore recitante o lettore che sia).
Se ora, ad esempio, scrivessi per rileggermi e farmi ascoltare, sottrarrei alla prova la “forza” naturale ed autonoma di quello che ho appena scritto, dando spazio invece a quel complemento, a quel “valore aggiunto” che starebbe nel suono della mia voce, nelle sue pause ed accenti appunto inevitabilmente interpretativi e quindi… “distorsivi” di ciò che scritto era per essere letto, sì, ma da altri.
Forse per questo Luca si finge volontariamente o finisce suo malgrado di divenire, come dici tu, personaggio che legge i racconti di un certo Luca “altro”. Forse.
Però, quello che ho scritto di getto come ai vecchi tempi al solo scopo di ricordare frequenze qui da te ben più assidue, poteva essere tranquillamente sintetizzato così: ciao Mat! Il resto è solo breve divertimento, che spero ti abbia strappato un sorriso. E complimenti a Luca, che se lo spettacolo è piaciuto a te e di certo garanzia di qualità , amicizia a parte.
Un abbraccio
Max