E scalcia, e si rigira sul fianchettino, poi prova il Fosbury, poi si stiracchia, si afferra l’orecchio di gomma, si graffia il cranio pelato, strabuzza gli occhi, li richiude, cerca il ciuccio, parlotta, bofonchia, spernacchia bavette, sospira, sbadiglia. E sono le due di notte. Io la rigiro, mi siedo sul letto sonnambulo, cerco di incollare i frammenti di sonno, del suo e del mio, tra un intervento e l’altro di ricomposizione della spilunghina (66 cm) nei suoi dimenamenti notturni. E si divincola, e scalcia, e ride, stende un braccio, piega una gamba. E sono le quattro di notte. La mamma, sconsolata, ci osserva. Frammenti di sonno.
