Blu oltremadre

copertina del libro Blu oltremadre di Iaia de MarcoIl racconto è straordinario. La prima sensazione di lettura è che sarebbe piaciuto tanto anche a me stare accanto ai due dialoganti, per ascoltare quei racconti e quelle memorie. Forse perché ho un’analoga disposizione alla custodia delle memorie familiari, della storia che siamo e dell’intreccio di storie che abbiamo il compito di salvare, tramandandole.

Ho letto tutto d’un fiato questo racconto come fosse un piccolo atto unico, teatrale. Vedevo il salotto, tutte le figure evocate con al centro lei, Anna De Sio, tridimensionale, attori in controcampo, in scena, con gli abiti del tempo, dietro a un velo che è la distanza del tempo (davvero sarebbe necessaria una riduzione teatrale di questo racconto). Certe porzioni di racconto familiare, infatti, diventano storie nella storia, scene, frammenti di dialogo e di sguardo (la grande natura ipertestuale della memoria!). Ci sono tanti livelli di discorso e di racconto in questo testo, aneddotico, psicologico, sociale, storico: una bellissima densità teatrale, appunto.

C’è molto di più di un semplice puzzle di memorie familiari, private, raccolte e documentate in questo libro da Iaia de Marco. Vi è una modalità originalissima di raccontare l’incontro tra anime – Iaia che si mette in ascolto e Francesco che narra la storia della propria famiglia – sensibilità messe a nudo dal ricordo di una madre perduta che si fa mondo perduto, visione di un intero mondo scomparso.

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