30 Maggio 2008
Appurato che la mia velocità di ritorno a casa, bici o macchina che sia, è direttamente proporzionale alle urla piangenti di Sara, veicolate dal cellulare della con-sorte, credo ormai di essere in grado di stilare una tabella di conversione tra manifestazioni della bimba e disponibilità all’accudimento.
- 1 sorrisetto involontario condona 1 ora di sonno notturno perso per lei;
- una serie (2-3-4) di sorrisi involontari condona fino a 5 ore di sonno perso;
- 1 sorriso volontario condona 1 pannolino colmo di liquami beige;
- una serie di sorrisi volontari ( o anche apparentemente tali) cancella fino a 5 notti insonni e 2 pannolini radioattivi.
p.s. per chi fosse arrivato qui cercando notizie sulla nota canzone di Gianni Morandi, posso dire che è un brano del giugno 1962, un twist che resiste nei decenni, e di cui google conserva tutte le tracce del caso.
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27 Maggio 2008
Lunedì 2 giugno alle ore 11, a Sarzana, parteciperò a “Libri per strada” per presentare i versi ciclabili. O meglio, io cercherò di dire la mia su “La persecuzione del rigorista” di Luca Ricci, e Luca cercherà di dire la sua sulle mie biciclette di carta.
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20 Maggio 2008
Ci sono momenti particolarmente densi di senso, o pieni di grazia, e sono quelli in cui Sara dorme beata tra le mie braccia. La pancia è piena, i gas evacuati, il pannolino lindo, gli occhi chiusi, le braccia abbandonate, i tratti del viso distesi, le gambette molli. Le faccio da culla con le braccia, la riscaldo, l’accolgo in quello che mi si presenta come un tempo sospeso e perfetto. Oggi ripensavo al nome da dare a questi momenti e mi è tornato in mente il termine greco “kairòs“, il momento propizio, giusto, opportuno. Tutto sta nell’accorgersi di questi momenti opportuni, pieni di senso, pieni di grazia, quando si presentano nelle nostre vite. Il tempo si ferma quando Sara dorme tra le mie braccia. Ma, propriamente, sono io che dormo tra le sue, perché è il suo sonno disteso che mi spalanca il kairòs, mi regala la totale serenità, la compiutezza dell’attimo perfetto, a-temporalizzato, tra una veglia e un pianto, tra un pianto e un pasto. Lei dorme, e io la guardo che dorme, senza tempo, e lei dorme dentro momenti pieni di senso e di grazia, sospesi; ed entrambi rimaniamo sospesi nelle braccia di un kairòs, tempo che ci accomuna e che scaturisce dall’incontro delle mie braccia con il suo sonno, o con il suo pianto.
(oggi prima visita nell’ambulatorio pediatrico. In un mese è cresciuta di un chilo e cento grammi e di 5 cm. Cresce sopra la media. Cresce bene.)
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15 Maggio 2008
Ieri pomeriggio la dvdcam acquistata per immortalare i primi giorni di vita di Sara - che oggi compie un mese - si è autodistrutta in un tilt che ha cancellato 30 giorni di riprese video. Allora ho pensato al monito del comandamento del titolo. E ho misurato il disappunto, smisurato, della perdita dei file video. Poi mi sono accorto che avevo ancora con me due cose essenziali: l’originale protagonista dei file video perduti e le emozioni vissute registrando le immagini perse. Mi sono consolato; ho ripensato al comandamento come ad un invito a non delegare ai moderni idola della memoria digitale i nostri vissuti più rilevanti. Domani, comunque, faccio causa alla ditta della dvdcamera e al negozio che me l’ha venduta.
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14 Maggio 2008

Sono orgogliosamente contento di aver partecipato, con piccolo ma sentito contributo, al libro di Simone che proprio in questi giorni va in ristampa approdando alla storica collana della Piccola Biblioteca Oscar Mondadori. Il prezzo si dimezza, il valore dei contenuti rimane inalterato.
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8 Maggio 2008

[…] Potremmo dire, allora, che “La persecuzione del rigorista” è, in realtà, una sottile allegoria sul rapporto tra creatore e creatura: “…e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male“, recita il “Padre Nostro”. Il racconto di Ricci è l’esatto rovesciamento di questa parte del Padre Nostro. Una specie di teorema, geometrico, per rovesciare la preghiera più essenziale della cristianità. Perché Dio dovrebbe indurci in tentazione? Il prete si esercita sul piccolo esperimento sociale di Chiavalle e Chiamonte come un Dio onnisciente e dispettoso: il confessionale diventa tribunale delle coscienze, e non a caso è citato dal prete proprio come fonte di onniscienza su un microcosmo, micromondo che è la società malata del paesino. Malata poi di cosa? Malata di umanità. L’uomo è corruttibile per sua stessa natura. Non c’è salvezza, non c’è pietà, non c’è speranza, non c’è carità. Perché non c’è fede. Ricci, talvolta, calca forse un po’ troppo la mano nella sua tesi di ottenebramento complessivo delle coscienze (ad esempio il suicidio del maresciallo è un poco posticcio e artificioso rispetto allo scorrere delle cose…). La persecuzione del rigorista è la persecuzione di Giobbe, è la cacciata di Adam: è l’eterna comprensione/incomprensione tra Artefice e libero arbitrio guidato dall’intreccio di paure, speranze e pulsioni. […]
Spero di trovare qualche rivista on line di buon cuore che voglia ospitare la mia interpretazione “morale” dell’ultimo libro di Luca Ricci. Qui sopra un estratto essenziale.
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6 Maggio 2008
3 Maggio 2008
No, non quella di Antonioni. E nemmeno quella di Vivaldi (che in musica certi concetti si esprimono meglio). La notte, per me, era una parte della giornata destinata al sonno e al sogno. Sette, otto ore di sospensione dalla realtà spese nella comodità del letto, con due cuscini (per le fasi di sonno su un fianco) ed uno solo a sottiletta (per le fasi di sonno prono). Molto raramente ho avuto periodi di risvegli notturni. Di solito intorno alle 23, tutti i giorni, me ne andavo a dormire; leggevo qualche pagina, guardavo qualche ultimo battibecco in tv, spegnevo la luce sul comodino intorno alle 24 per riaccenderla, tutti i giorni, poco dopo le 7. Tutto questo non esiste più. Leggi il resto » C’era una volta la notte
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