Alcuni termini, concetti, li usi per anni senza avere una chiara immagine mentale, emotiva, del significato ma solo per approssimazione e convenzione d’uso. Presa sbrigativamente per buona la teoria che comprendo il significato di un termine se so utilizzarlo all’interno dei giochi linguistici che i parlanti possono intrattenere con tale termine (significato come uso), posso dire che conoscevo perfettamente il significato di “trepidazione”: raramente l’avrò usato in forma scritta o parlata, e forse qualche volta mi sarò pure trovato in uno stato che sarebbe corretto definire, a posteriori, di trepidazione.
L’etimo complesso della parola da cui “trepidazione” deriva (trepido) mi spiega con precisione la condizione di queste ore: da un lato c’è lei che, dentro la casamadre, “sgambetta per fretta o operosità”. Qua fuori ci sono io in uno “stato d’animo di ansia e timore”. Due trepidazioni destinate ad incontrarsi. Ma dal trepidare al tripudiare, il passo, anche etimologico, è breve.

Oh, guarda, trepido anche io per te. Ma la vedrai nascere?