28 Aprile 2008

Prima di ritirarmi a vita privata vorrei scrivere le prefazione del “Catalogo delle fermate non richieste“, un fotodocumentario immaginario, o libro potenziale, ricavato (ricavabile) dalla bellissima collezione di fotografie di Eus “Railway dreaming“. In cosa consiste l’elemento di suggestione profondo espresso dalle stazioncine più o meno abbandonate? A cosa alludono? Quale simbologia nascondono? Come intersecano il tema del viaggio e la metafora, consunta lo ammetto, della vita come viaggio? La fermata non richiesta è l’occasione perduta? O, al contrario, evoca una possibile definizione della “Morte”? In quale dimensione di magica sospensione temporale sta il catalogo delle fermate non richieste? Fuori da ogni fretta, da ogni finalismo efficentista, da ogni “alta velocità”, la fermata non richiesta è “l’altra velocità“, il passaggio a livello di Frittole, buco spazio-temporale, salto all’indietro.
(il gemellaggio implicito è quello tra “biciclette abbandonate” e “stazioncine abbandonate”. Non appena Loredana riuscirà a fotografare una bici derelitta dentro una fermata non richiesta il cerchio sarà concluso)
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24 Aprile 2008
Il 25 aprile ricorrono i 10 giorni dalla liberazione della pancia della con-sorte da parte di Sara. Conto su festeggiamenti nazionali.
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22 Aprile 2008
Legato in qualche modo, che mi è oscuro, a questo tema sta un altro discorso, di cui abbiamo parlato insieme tempo fa: come è possibile che non si veda nelle loro scritture che hanno dei figli? Tipo i residui del tè sul fondo della tazza, dico. Maternità/paternità come qualcosa di così radicalmente pervasivo, forse noi la intendiamo così, e qualcuno potrebbe muoverci mille obiezioni. Eppure, non si vede; spesso, non si vede proprio - dico, il fatto che abbiano figli. E a noi, anti-attuali, ci suona sempre un po’ strano….Vorrei che questo suonasse davvero problematico, interrogante, per chi ha figli.
(tratto da Giocatore del 5 aprile 2006)
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19 Aprile 2008
Poppata alle 23. Pianti. Colichetta. Addormentata in braccio a me nel lettone. Carrozzina. Pianti. Poppata alla 02.30. Addormentata in braccio a mamma nel lettone. Carrozzina. Pianti. Addormentata in braccio a mamma nel lettone. Mamma semi-sdraiata a letto, immobile, con Sara addormentata in braccio. Poppata alle 05.30. Addormentata in braccio a mamma fino alle 6.30. Carrozzina. Sonno fino alle 9.00.
(Contiamo sul fatto di avere, ogni giorno, l’esperienza in più del giorno precedente. Ce la faremo! Se ritardo nel rispondere a qualche mail, o i post si diradano…sappiate che ho da fare. Un grazie di cuore a tutti per l’affetto che ci avete fatto arrivare con i vostri commenti e sms)
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15 Aprile 2008
Quanta sapienza ho visto nei tuoi occhi grandi, aperti per la prima volta sulle cose intorno. Tutta la sapienza che s’impiega una vita a perdere, nel tentativo di guadagnarla. Quanta tranquillità emana il tuo viso, pieno della tua bellezza. Tutta la tranquillità che sempre ognuno insegue come Eden terrestre. Dopo 12 ore che respiravi la nostra stessa aria, ci siamo ritrovati soli, stasera, tu ed io: la culla che cercavo di offrirti goffamente con le mie braccia è l’abbraccio che ti proteggerà, amandoti, per tutta la tua vita, da oggi in poi. E tu mi insegnerai, in cambio, il segreto della sapienza, della tranquillità e della bellezza di te neonata.
(stamani alle 9 e 08 è nata Sara, figlia di Daniela e del sottoscritto. Pesa 3 chili e 620 grammi, è lunga 51 cm. In estrema sintesi: è una bambina meravigliosa!)
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13 Aprile 2008
Improvvisamente la melodia dell’Internazionale emerge, prende la scena gradualmente attraverso le note struggenti di un flauto dolce. L’armonia, la stessa che sosteneva il tema del primo movimento, fa da sfondo nell’ultimo al famoso inno che s’intreccia, così, in un bellissimo concertato, trama, filo rosso, alle parole del tema inedito. Finisce così, con questa trovata armonico-valoriale commovente la “Cantate dei cent’anni” di Nicola Piovani e Vincenzo Cerami, opera musicale realizzata nel 2006 in occasione dei cento anni dalla costituzione della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). Così, mentre stamani stavo votando per…
Leggi il resto » La cantata dei cent’anni
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12 Aprile 2008
Tra le diverse formulazioni possibili per esprimere in un titolo sia uno spazio di tempo, sia il racconto in versi di questo tempo, “Prima che tu sia nata” continua a suonarmi quello più esatto. Perché “Prima che tu sia” non renderebbe conto del dialogo che pure c’è stato tra noi in questi nove mesi; “Prima della tua nascita” spersonalizza l’evento da te e da noi; “Prima che tu nascessi” storicizza indebitamente, velandolo di contingenza, il tuo arrivo; “Prima che tu nasca” pare quasi alludere ad un affrettarsi delle nostre vite prima di essere sorprese ed avvinte da te. Invece, “Prima che tu sia nata” già riconosce tutto il valore di un TU autonomo e dialogico che, in un punto preciso del tempo e per sempre determinato, tra non molte ore ormai, vedrà la luce.
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9 Aprile 2008
Alcuni termini, concetti, li usi per anni senza avere una chiara immagine mentale, emotiva, del significato ma solo per approssimazione e convenzione d’uso. Presa sbrigativamente per buona la teoria che comprendo il significato di un termine se so utilizzarlo all’interno dei giochi linguistici che i parlanti possono intrattenere con tale termine (significato come uso), posso dire che conoscevo perfettamente il significato di “trepidazione”: raramente l’avrò usato in forma scritta o parlata, e forse qualche volta mi sarò pure trovato in uno stato che sarebbe corretto definire, a posteriori, di trepidazione.
L’etimo complesso della parola da cui “trepidazione” deriva (trepido) mi spiega con precisione la condizione di queste ore: da un lato c’è lei che, dentro la casamadre, “sgambetta per fretta o operosità”. Qua fuori ci sono io in uno “stato d’animo di ansia e timore”. Due trepidazioni destinate ad incontrarsi. Ma dal trepidare al tripudiare, il passo, anche etimologico, è breve.
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8 Aprile 2008
Poiché avrò, entro pochi giorni, molto meno tempo per scrivere, regalo ai passanti alcuni spunti narrativi (bozzetti o trame potenziali, soggettini, plot?) che conservo nel cassetto da alcuni anni, o da alcuni giorni.
1) Il centometrista. E’ la storia di un bambino magrissimo, ambientata in Veneto negli anni ‘80. Frequenta le scuole medie. E’ molto pallido, leggermente curvo, quasi scheletrico. Lo sguardo grigio. Non socializza con nessuno dei compagni. E’ il bambino più veloce della sua scuola nel correre gli 80 metri piani. Vince i campionati scolastici. Poi quelli provinciali. Poi quelli regionali. Va a Roma. Campionati nazionali under 14. Il giorno della gara, per la quale è il favorito assoluto, scompare. Scompare nella metropoli. Perché è scomparso? E’ stato rapito? E’ vivo? (mescolare Ammanniti+Dickens+Kafka)
2) Il sarto di Tunisi (o lo Zio di Tangeri). E’ la storia di un sarto muto che osserva lo svolgersi degli eventi nel Suk di Tunisi lungo l’arco delle 24 ore della giornata. Dispensa massime piene di saggezza ricamandole nella trama degli abiti tradizionali che confeziona. (mescolare Tahar Ben Jelloun+Paolo Conte. Il sarto lo fotografai realmente a Tunisi nell’estate del 2003).
3) La lusitanista inusitata. E’ la storia di una dottoranda lusitanista napoletana che va a studiare in Portogallo. Da lì, a bordo di tre caravelle, parte per le Americhe per un convegno internazionale di studi. In ogni caravella sta un capitano; lei è innamorata di tutti e tre i capitani; ogni capitano vorrebbe sottrarre la lusitanista agli altri due, e fermarsi in un isoletta atlantica a vivere con lei. E’ un grande affresco storico, in costume, scritto in un misto di portoghese-napoletano maccheronico, ma ambientata ai giorni nostri. Un prosimetro! (mescolare Benni+Pessoa+Stevenson+Tabucchi)
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7 Aprile 2008
Il blogger A incontra la bloggeressa B (oppure no). Si fidanzano (o sfidanzano). Mettono su casa insieme (o restano da soli). Si sposano (o divorziano). Fanno un blog comune (del viaggio di ogni vacanza verso est, del matrimonio, viaggio di nozze, progetto collettivo-collaborativo xyz…). Chiudono il blog che tenevano da “single” (o chiudono il blog comune perché preferivano quello da “single”). Fanno un mutuo per mettere casa su “Secondlife” (o non sono mai entrati su Secondlife). Aprono il blog del figlio/a appena nato/a ( e passano a Flickr PRO per mettere le 3500 foto del figlio/a; o non mettono nemmeno una foto in rete per la privacy…). Nei blog degli amici si trovano gli auguri per la nascita/matrimonio/lieto evento con i link ai singoli blog da single al posto dei nomi e il link al blog del figlio/matrimonio/lieto evento. Il blog del figlio/figlia è molto più interessante dei singoli blog dei genitori da single (il blog del figlio/a viene abbandonato alle soglie della laurea del piccolo/a; il blog del figlio viene coltivato oltre la laurea del piccolo/a). Nove blog famosi su dieci chiudono non per ragioni estetico-letterarie, ma perché i blogger invecchiano ed hanno la sciatica, che stare troppe ore seduti gli fa male.
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