Ringrazio il prof. Alberto Manco per l’originale e sentita recensione che mi ha dedicato oggi nelle pagine culturali di Napolipiù. In particolare ha sottolineato una piccola chiusa “filosofica” all’interno della poesia “La pista”, là dove si parla di perfezione ed inutilità. Già Iaia de Marco, in riferimento alla stessa poesia, mi aveva fatto questa osservazione provocatoria: “Se Dio è l’essere perfettissimo non può non avere tra le sue perfezioni l’esistenza. Questa poesia dimostra l’inesistenza di Dio“. Io, invece, credo – con Hans Jonas – ad un Dio che creando si contrae, rinuncia a qualcosa di sé (onniscienza e onnipotenza) per fare spazio al creato ed alle sue creature. Così, nella mia “teologia”, anche Dio è “imperfetto”, come l’uomo. Per questo ogni perfezione mi pare inutile, perché segno di staticità, d’infertilità là dove l’imperfezione è generativa, dialettica, creatrice e creativa.
Mi sarebbe sempre tanto piaciuto fondare una rivista. La facilità con la quale si può fondare una rivistina scaricabile in pdf oggi costituisce, per me, una sirena quasi irresistibile e non so per quanto tempo ancora riuscirò a non lanciare l’invito ad alcuni amici per firmare insieme una rivista on line, scaricabile in pdf o meno che sia. La notevole quantità di riviste on line, degli argomenti più vari, non mi scoraggia dal proposito. E neppure l’intento di fondare una rivista “inutile”, come gesto parodistico delle molte riviste on line, quindi meta-letterario, mi esonererebbe, nondimeno, dal doverne fondare una (anche qui la parodia si offre come “messa in mostra” di un originale). Read the rest of this entry »
Una tra le cose migliori che possa regalare la rete sono gli incontri. Ad esempio quello con un mio vero collega di “poesia ciclabile”. Con Alessandro Ricci (nella foto) ci siamo incrociati sul web: io avevo già letto tracce di lui e lui è venuto a suonare il campanello della sua bici sotto le finestre del mio blog in cerca di “versi ciclabili”. Alessandro scrive bellissime quartine a pedali (si possono leggere sotto l’etichetta biciclette nel blog d’arte varia Factory) e le diffonde tramite efficaci letture poetiche (o performance) affidandole a borracce colorate: poesia in borraccia, quindi, ma mai abborracciata. Read the rest of this entry »
Il semaforo ferma il tempo ai lati dell’attraversamento. Nella striscia d’asfalto ciclabile e pedonale gli istanti si allargano, rallentando, mentre tutto intorno sfuma, nell’indistinto, l’attesa di riprendere il consueto corso dei secondi. La borsa della ragazza ciondola, ha appena dondolato e tornerà a dondolare appena, pendolo galileiano mosso dall’inerzia dei pedali; il vestitino a fiori si è increspato seguendo lo spostamento delle gambe e del busto. Sull’altro lato, un uomo anziano in canottiera bianca, un altro mondo, scivola sul sentiero che fa da confine temporale tra il prima/dopo (la città) e il durante (l’attraversamento); abbagliato dal sole l’uomo anziano non riesce ad osservare, come vorrebbe, le giovani gambe leggere ed elastiche che muovono il vestitino a fiori. Intorno è silenzio.
(leggendo una foto di A.W. Mavilio)

Appurato che quello che scrivo intorno alla bicicletta sia difficilmente traducibile in giapponese, con Alessandro W. Mavilio abbiamo concordato uno spaesamento “taoista-partenopeo” il cui risultato è questo bel video da lui ideato e realizzato a Kyoto: la versione napoletana e in movimento di Estate
Grazie alle attenzioni dell’amico e collega Francesco Loi, nella cronaca pisana de Il Tirreno di oggi è stata pubblicata una piccola intervista – a tutta pagina – sui Versi ciclabili, dall’occhiello evocativo “T’amo, pia bici“. Il titolo, tuttavia, contiene due gravi sviste, non essendo io né poeta né pisano.

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