E quindi avrei identificato, ad oggi, quattro coordinate attraverso le quali individuare lo “stile generale” della scrittura di un blog. Ogni coordinata è costituita da una coppia di concetti, due poli semantico-concettuali, ai quali accostare, come per attrazione magnetica, il tipo di immagine che ogni modo-blog offre di sé. Vediamo, quindi, quale griglia di categorie può venir fuori da queste quattro polarità.
Breve riepilogo: lo stile di scrittura di un blog (o il suo modus) potrebbe essere caratterizzato attraverso l’appartenenza a 4 attributi specifici:
- selvatichezza/urbanità
- accumulo/sottrazione
- soliloquio/speaker’s corner
- permeabilità/impermeabilità
Prima obiezione: e perché queste quattro e non altre 40 coppie di concetti? Liberissimi di trovarvi le vostre categorie; io, per me, mi accontento di queste quattro.
Seconda obiezione: tra un polo e l’altro della coppia io posso avere n gradi di separazione, tali da rendere potenzialmente infinite le sfumature di passaggio (o somiglianze) tra una polarità e l’altra. Verissimo, nondimeno potrò - arbitrariamente - attribuire una prevalenza nella gradazione all’una o all’altra polarità, con un’oscillazione di tipo temporale o accidentale (ad esempio un blog che, col tempo, passa dalla “selvatichezza” alla “urbanità”, o che vive di intersezioni dell’una nell’altra, e viceversa et cetera). Una “profilazione” incrementale (moltiplico i criteri attraverso i quali indentifico un modo) porterebbe, però, al paradosso di un profilo per ogni differente blog (100 milioni di profili diversi per 100 milioni di blog, cioè il collassare del tipo nel modo)
Posso ora schematizzare le mie quattro coppie di concetti così:
A (selvatichezza)/B (urbanità)
C (sottrazione)/D (accumulo)
E (soliloquio)/H (speaker’s corner)
F (permeabilità)/G (impermeabilità)
in modo da ottenere solo 16 “quartine” possibili, ognuna delle quali contenente un solo concetto per ogni coppia. Così, la stringa ACEF individuerebbe un modo-blog dove si presentano insieme “selvatichezza/accumulo/soliloquio/permeabilità”; oppure la stringa BDFG uno nel quale compare “urbanità/sottrazione/speakers’ corner/impermeabilità”. Accanto ad ogni stringa, quindi, si potrebbe trovare un tipo-blog esemplificativo delle caratteristiche individuate dalla stringa. E, poiché i concetti sono posti in maniera polare, potremmo ottenere rapporti di vicinanza e lontananza tra modi-blog (in questo caso un blog tipo ACEF potrebbe apparire quello più lontano - “stilisticamente” - da uno BDFG).
Terza obiezione: il tipo che tu, soggettivamente, ascrivi ad una quartina ad un altro osservatore potrebbe apparire appartenente ad un’altra quartina; e uno stesso tipo potrebbe oscillare nel tempo tra quartine differenti. E’ vero, è proprio così. E allora?
Questa categorizzazione, che a qualcuno potrà sembrare troppo schematica e soggettiva - no, non sono io malato di “categorite”, è proprio la mente umana che è fatta così, anche se qui non ci sta di aprire un dibattito filosofico se la categoria stia nel soggetto o nell’oggetto - è in realtà un procedimento piuttosto intuitivo e che si ritrova frequentemente attuato proprio nelle etichette dei nostri blogroll: lunghi elenchi di link inframezzati da categorie capaci di accorparli in base ad un qualche criterio di somiglianza o affinità. Ognuno si crea una sua stringa mentale di caratteristiche, e poi la condensa in un’immagine, un aggettivo, un sostantivo.
La prima categorizzazione di questo tipo che mi viene in mente, credo famosa per i più, o comunque “antica”, e quella tra “sciamani, tessitori, cacciatori” proposta da b.georg nel 2003. Una catalogazione che mi ha sempre divertito, perché aveva un criterio di categorizzazione tanto giocoso quanto ben argomentato. Quella distinzione (perché il tema del categorizzare i blog è stato, in passato, un tema sentito) venne ripresa da Granieri e quindi passò, in un certo senso, dalla pratica alla teoria. Le categorie di b.georg erano etichette riassuntive di una certa serie più o meno lunga di caratteristiche, (comportamenti, attitudini, disposizioni al fare…) trasportate, per similitudine, dallo sviluppo dei ruoli sociale alla cosiddetta “blogosfera”.
Una categoria vive della sua applicabilità, cioè della disponibilità a convergere nel suo uso da parte di un numero, più o meno grande, di scriventi/parlanti. Se la categoria “tessitori” riesce ad essere persuasiva perché sintetica rispetto ad una serie di caratteristiche riconoscibili, allora si impone come significativa. Trovo un’eco lontano del tema (una risonanza, anche se distante dal mio schematismo attuale) in una recente riflessione di Palmasco (che non a caso cita l’antica classificazione “di scuola”) dalla quale cito:
“Insomma, prima di diventare mainstream, io ho bisogno di ridefinire qual’è la sottile differenza che distingue i miei contenuti”.
Ecco, magari potrebbe riconoscersi in una delle 16 quartine del mio schema, chi lo sa? Dovrei mettere un aggettivo, o sostantivo, ad ogni stringa di caratteristiche, e forse la cosa potrebbe funzionare: ogni singola quartina potrebbe risultare usabile. E’ pur vero, però, che io non ragiono volentieri in termini di contenuti e preferisco parlare di modalità di scrittura, quindi prescindendo parzialmente dalla tipologia dei contenuti stessi.
Quarta obiezione: cosa te ne fai di questa griglia di 16 categorie individuate a partire dalle tue 4 coppie di concetti, secondo te applicabili al modo-blog, o stile di scrittura, o comportamento scritturale in rete?
Niente, io mi diverto così. Così ho preparato una tabella (o “trappola per tipi“) nella quale chi vuole può provare a segnarsi i tipi che si adattano ad ogni stringa di caratteri e, magari, a trovare pure un nome, un’etichetta, che battezzi ognuno dei 16 Modi-blog (pdf)
29 Novembre 2007 alle 23:28
Uff, ’sti filosofi, sempre a dividere e classificare, manco fossero biologi …
29 Novembre 2007 alle 23:33
Prof. hai ragione, ma è solo una piccola “trappola per tipi”
30 Novembre 2007 alle 00:13
Mi autoclassifico:
A/B - C - E/H - F
Anche nel blogroll di b.georg, mo che ci penso, passai da tessitrice a sciamana. Per poi sparire del tutto - e quella fu la collocazione migliore
Appena avrò tempo, proverò a classificare il mio intero blogroll, così saprò dirti se la trappola funziona.
30 Novembre 2007 alle 01:28
madò, è bellissimo
BCHF mi sono scoperto, e mi faccio un po’ schifo - sembro grillo.
ché dovrei essere, invece, un ADEG, echecacchio!
sarà un momento, del tipo “l’ultimo tentativo di cambiare il mondo” e poi basta e torno ADEG, che suona pure bene a-deg, aperto e poi duro, sulla g.
[poi, tra parentesi quadre, mentre leggevo e pensavo di commentare, ho avuto un dejavu, e nel dejavu pensavo la stessa cosa, quindi è un dejavu infinito: è abbastanza grave un dejavu infinito, credimi - anche perché alla fine del d. commentavo ma non prendeva, scompariva tutto quello che stavo scriv
30 Novembre 2007 alle 10:16
Io dico che sei un genio… compreso!
30 Novembre 2007 alle 10:36
Anna, entrare volontariamente nella trappola è un’ottima disposizione: per me, ad esempio, tu sei ACEF
Grazie Enrico, bentrovato. E’ vero, si può variare da una quartina all’altra.
Alessandro, troppo buono. Ma, sai, genio riconosce genio
30 Novembre 2007 alle 11:42
Sì, va beh, ma dov’è il formaggio per tipi?
PS - confesso di aver letto alla velocità della luce e senza nemmeno tentare di capire quello hai scritto riuscendo in questo modo, pur senza rendermene conto, a rientrare in una delle categorie da te individuate. Ma sono troppo prigro (per capire, anche). Ed allora pensaci tu per me, amico-segretario, ad individuare quale categoria sia. Grazie. (sorrido)
30 Novembre 2007 alle 13:38
Max, dunque tu potresti essere un ADEF (un selvatico, che sottrae, che soliloquia ed è permeabile)
30 Novembre 2007 alle 15:28
Matteo, facciamo, così, classificami tu che io non ci riesco. Profondi e sinceri auguri della ventesima settimana!
30 Novembre 2007 alle 15:46
Mauro, a seconda dei periodi sei o sei stato diverse “quartine”, come tutti noi. Vediamo un po’…..urbano, sottrazione, soliloquio, permeabile? (BDEF)

30 Novembre 2007 alle 16:41
Curioso di sapere:
il mio “sito”, che un vero blog non e’, tu come lo vedi secondo il tuo codice?
30 Novembre 2007 alle 17:07
Il tuo caso è certamente complesso, dal momento che scrivi, ma realizzi anche e soprattutto video (che sono una somma di “linguaggi” diversi: i tuoi testi/sottotitoli + la musica + la regia + il montaggio + la posizione della camera etc. etc.)
Posso dire che, provando ad astrarre e sintetizzare, tu cerchi la comprensibilità delle tue espressioni (urbanità), che insegui un’essenzialità taoista (sottrazione) che ti rivolgi ad un pubblico (speaker’s corner) e che scrivi in modo permeabile rispetto a quel che ti capita. Quindi saresti un BCHF
30 Novembre 2007 alle 17:32
Grazie mille, dottore!
Ora mi sento piu’ tranquillo!
Sei proprio un “dottore” del linguaggio!
Pubblicizzero’ questa tua teoria!
30 Novembre 2007 alle 18:00
squartinami anche a me.
d.
30 Novembre 2007 alle 18:35
Demetrio io potrei fare la storia della tua evoluzione blogghistica, essendo lo curatore tuo
Attualmente sei sicuramente molto urbano (B), e procedi per sottrazione (C) scrivendo solo cenni essenziali e sicuramente rivolti ad un pubblico (H) ma con poca permeabilità rispetto al “distillato della tua vita” (quindi G). Risultato BCHG
Quasi quasi metto su un laboratorio di analisi a pagamento…(queste sigle ricordano delle specie di “gruppi sanguigni” del web!)
30 Novembre 2007 alle 19:40
Io mi sono riconosciuta solo nel soliloquio ma poi la pigrizia mi ha assalita e non ce l’ho fatta.
La trappola per tipi pigri. In quella ci cascherei subito.
La scrittura pigra esiste?
30 Novembre 2007 alle 23:02
Essendo 16 le categorie sarebbe perfetto che 16 fossero i commenti. Non so se riesco a sparigliare. Dipende se sarà? accettato questo commento.
Se sì, l’deale sarebbe arrivare a 64.
firmato: una che si considera ACEF
1 Dicembre 2007 alle 10:59
Sara, certo che esiste la scrittura pigra. Come vedi io sono stato pigro e non ho battezzato ancora nessuna delle 16 sigle generabili
Erica, concordo con la tua autodiagnosi
La trappola per tipi può essere estesa ai blog che leggiamo solitamente
2 Dicembre 2007 alle 21:23
[…] che al rispetto per la defunta si pensa allo scandalo a tutti i costi, Matteo ha provato a calare una regola per classificare, schedare, etichettare la tipologia di autore che si trova dietro ogni diario in linea. Sto ancora […]
9 Dicembre 2007 alle 13:27
[…] bene” e non un ladro pronto a fregarlo al primo passo falso. Prendendo spunto dalla categorizzazione dei blog lanciata qualche giorno fa da Matteo, pensavo a quanto sarebbe bello avere un documento da poter […]