Oggi sono tornato in piscina dopo un mese e mezzo che non ci andavo. Ho faticato, meno del previsto, ma ho faticato. A fine corso le docce erano deserte, quindi l’acqua era calda e abbondante, condizioni che hanno permesso la breve riflessione che segue.
Dell’andare in piscina, pratica che mi è imposta dalla manutenzione dei dischi intervertebrali acciaccati, la parte che preferisco è la doccia calda: cioè quando ho finito di nuotare. Non sono capace a nuotare. Non respiro a sincrono. Un po’ di dorso mi viene abbastanza bene, ma qui potrei pure dirvi che sono un campione nel dorso, e non passerà nessuno a smentirmi nei commenti. Comunque, il momento del dopo, passati i 40 minuti del corso, lì sotto la doccia calda, ecco quello è il momento che preferisco della piscina.
Questa constatazione mi ha fatto ricordare una riflessione che Paolo Conte racconta in un’intervista (si trova negli extra del dvd registrato all’Arena di Verona). Il Maestro racconta che, da giovane, di una partita a calcio giocata, vinta e nella quale avesse pure segnato un gol, il momento che attendeva e voleva assaporare era proprio quello del dopo, della doccia dopo-partita. Viceversa, invecchiando, il suo interesse non sta più nel “dopo”, nella doccia conquistata, ma nella capacità di vivere intensamente ogni singolo istante del “durante” di quella ipotetica partita. Ecco, trovo che questa distinzione sia applicabile, certo un po’ approssimativamente, ad una distinzione tra essere “giovani” e “vecchi”. Il tendere ad un momento che è sintesi e conquista, obiettivo da raggiungere (da giovani) rispetto ad una capacità, esperienza, di godere del singolo accadere (da vecchi).
Naturalmente, si dirà, i due atteggiamenti non sono circoscrivibili ad una semplice dimensione anagrafica, ed avremo giovani “vecchi”, e vecchi “giovani” non soltanto in base a queste due tendenze enunciate, ma rispetto ad una più ampia serie di atteggiamenti, stati mentali, emotivi, sociali (inutile esplicitare qui che “giovane” e “vecchio” non sono semplici categorie anagrafiche, né attributi biologici quanto, piuttosto, prodotti culturali…).
Ma c’è un’altra interpretazione interessante del concetto di “vecchiaia”, e la ricordo in una bella poesia di Valerio Magrelli dedicata al padre Giacinto (si trova a pag. 31 di “Disturbi del sistema binario“). Il poeta si sente braccato dalla vecchiaia, inseguito, invaso attraverso la somiglianza sempre più manifesta che lo avvicina al padre. C’è un’idea della vecchiaia come predatrice della propria identità (“Da quale predatore sto fuggendo/per abdicare al mio aspetto?“). La vecchiaia è definita il “Grande Mimetismo”, un meccanismo inesorabile che ci riporta alle nostre origini, che ci avvicina, sovrapponendoci, all’immagine stessa dei nostri genitori. Il finale della poesia, a mimesi compiuta, è davvero efficace:
Vecchiaia – L’Invasione si avvicina.
Non so se potrò ancora firmare con il mio nome

Qualcuno ma mi sfugge chi, se non erro ha detto che il bello della vita sta nel morire…
ps:scriva qualcosa che può essere smentita da qualcuno, però… così non c’è gusto*
umh, per motivi vari la mia doccia post allenamento dura meno di tre minuti, ti invidio.
Gioventù e vecchiaia inseguono obiettivi diversi: l’una quello della composizione del corpo, l’altra la composizione dell’identità (o della propria storia di essere umano, del proprio “senso”). La corsa comporta una naturale decomposizione del corpo per raggiungere la composizione dell’identità . Ma il prezzo vale la pena di essere pagato solo da chi ne ha uno, di corpo e per chi ne è capace di costruirne una, di identità . E forse in questo sta il senso della vita tutta. Doccia post nuotata compresa. Forse (che è tardi e probabilmente vaneggio).
Un giovane abbraccio
Max
siccome io odio la promisciutà , io uscivo sempre 10 minuti prima, quando giocavo, mi facevo sostituire così potevo farmi la doccia in pace e in silenzio.
d.
[...] di un commento (notturno) a questa riflessione (come al solito profonda, divertente ed interessante) di [...]
Io non so come definirmi se giovane o vecchia dipende dai giorni. Però da sempre sono pigra e mi trascino in piscina quando tutti i miei sensi di colpa mi invitano ad andare e non per il fisico, ma per salute.
Il momento della doccia è la fine. Sono stata brava, ho nuotato e fatto il fioretto. Ora torno alle mie pigre riflessioni.
Sara, se apprezzi di più il “dopo” sei giovane, se preferisci il “durante” sei vecchia. Ma anche no
Demetrio, l’argomento non è cogente.
Max sono d’accordo con te. Sono movimenti complementari, necessari e inesorabili. La consapevolezza, invece, è tutta da guadagnare.
Mauro, la prossima volta la cronometrerò: la mia è una doccia temporizzata che si paga con una chiavetta di plastica.
Adelaide, il bello della vita sta.
e vero, quando ero giovane preferivo il dopo, anzi volevo vivere intensamente il presente, solo per “riviverlo bene dopo” ora invece conta solo il “durante”….
Ma guardi, che le devo dire? quando ero giovane ero tutta rivolta al passato, adesso invece sono nel presente, fortemente nel presente e del passato me ne importa il giusto. Come se non avessi più tempo per stare a cercare il perchè e il percome delle cose, ma dovessi solo viverle. E per me questo è il “durante”.