Schede di memoria delegata

Stamani volevo mettere su la foto che sta nel post precedente. Non avendo i soldi per inviarmela come mms alla mia mail (metodo antieconomico che usavo di solito) ho dovuto togliere la scheda di memoria dal cellulare per passarla nel pc. Ho tolto la microschedina sd, l’ho messa nel suo adattatore che la rende una scheda sd, ho messo la scheda nel portatile della con-sorte, ho salvato tutte le foto, ho trasferito tutte le foto nella mia pennina di memoria, da questa le ho trasferite sul computer fisso, dal pc ho scelto quali mettere su flickr, e da flickr quella che volevo sul blog, anche se avrei potuto caricare direttamente senza passare da flickr, ma poco importa.

Poi ho rimesso la microschedina nel cellulare. Pensando alla quantità di dati che contiene il cellulare (oggetto di riflessioni filosofiche stimolate dal saggio di Ferraris che ho sul comodino) riflettevo sull’atto di delega cieca, di fiducia piena, che compiamo quotidianamente nei confronti delle pervasive e moltiplicate schede di memoria. La stessa SIM card del cellulare è un sistema di registrazione di dati molto potente. Non a caso anch’essa ha aumentato la sua quantità di kbyte col passare degli anni. Più memoria significa più numeri in rubrica, più messaggi conservabili, più servizi (come ad esempio la possibilità di salvare on line la propria rubrica.

A me capita di ricordare numeri di telefono ormai inservibili perché inesistenti (case che ho abitato, oppure numeri che ho ripetuto milioni di volte, come la casa dove abitava la con-sorte quando andavamo a scuola…) e poi non riuscire a trattenere nuovi numeri di telefono. Vi sarà capitato di chiedere il numero di cellulare ad una persona e vedere che la stessa non era in grado di ricordare nemmeno il proprio numero di telefono: “Aspetta che guardo…no, meglio…ti faccio uno squillo così ti rimane in memoria….”

L’atto di delega ai mille supporti di registrazione di cui disponiamo è davvero totale. Non lo dico, sia inteso, con tono neoluddista; e non sono nemmeno un propugnatore di chissà quali mnemotecniche. Osservo, soltanto, che la quantità di dati, di registrazioni, che siamo disposti a delegare alle schede di memoria (per non parlare degli hard disk et similia…) cresce sempre di più. E andando a vedere per cosa sta l’acronimo SIM, scoprirci dentro un pezzettino di “identità” un poco mi spaventa.

6 Responses

  • Comprare una ricarica al volo, no? Ah, i Mariti del tipo “complicatus complicatus”:o)

  • Lucide osservazioni e ben disposte sul vassoio dell’analisi…
    Io sono uno di quelli che delega agli hard disc, lavorando con l’audio e video, ne ho tantissimi e capientissimi, caldi e rumorosi, verticali e orizzontali.

    Tuttavia ogni notte mi corico facendo una preghiera in cuor mio: di non sentire piu’ quel “click” – che una volta ho sentito e – che significo’ la perfetta spaccatura di un “disc che forse era troppo hard”. E che significo’ la perdita di tutti i dati.

    Mi affido meno ai supporti per conservare numeri di telefono e cose simili, per i quali uso ancora un pannello di sughero con pezzi di carta scritti a pennarello e vari bloc notes nella borsa…

    Ma sono utente e mi preoccupo – appunto – di come salvare i file che rappresentano il lavoro, la creazione.

    E poi mi affido ai server, dove upload-o la differenza presentabile dei miei lavori.

    Ma c’e’ un’altra cosa interessante.
    Quando mi hanno chiesto oggi, a 33 anni, quanti amici avessi, io ho risposto “cinque”. Includendo anche persone che non vedo da anni o che vedo una volta ogni tanti anni.

    Quando hanno chiesto la stessa cosa a dei bambini di scuola elementare giapponese, hanno risposto cifre simili: 60, 62, 105, ecc.
    Per loro gli amici sono quelli registrati nel cellulare! La SIM come una sorta di scheda moschicida dove restano attaccate le persone.

    Non so chi abia ragione: se io, a giudicare amici cosi’ poche persone lontane nello spazio, nel tempo e dal cuore; oppure loro.
    Sicuramente entrambi gli atteggiamenti sono frutto di un’epoca.

    Mi mi sa che da oggi la SIM (ma tutti gli altri supporti dove conserviamo memorie quotidiane) non solo cominceranno a pensare per noi, ma un giorno piloteranno anche i nostri sentimenti. [Se sei nella SIM (o simile) vuol dire che ti devo voler bene o perlomeno reputare amico o degno compagno di affari. Se non ci sei... Chi ti conosce?]

  • Adelina, ti sembro complicato? :-)

    Alessandro, esattamente: la sim come confine di una identità possibile, in questo caso una identità sociale, relazionale: i confini dei miei contatti possibili.

  • Q.B :o )*

  • Leggo, amico, che facciamo passi in avanti! (scherzo e sorrido) No, dico: il mio “vezzo” di cancellare gli archivi per conservare memoria di quello che ho pensato e scritto. Nella mia testa, intendo. (sorrido?).

  • sdc= complicatus infinitus:)

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