All’incontrario nel labirinto di Caliceti

Io, per abitudine, leggo i libri dal fondo. L’abitudine l’ho presa quando lavoravo sui testi della tesi e cercavo per prima cosa l’indice dei nomi, o l’indice delle parole/concetti trattati, o l’indice tout court. Oggi mi sono imbattuto per caso, ad essere sinceri non per caso ma per feed, nei Canti emiliani dei morti di Giuseppe Caliceti. Scaricatolo, ho iniziato a leggerlo dal fondo, come mio solito; per precisione da pag. 93 (Note in forma di racconto/o racconto in forma di note). Ecco, penso che ora mi potrò addentrare, a ritroso, in questa affascinante e labirintica e spigolosa autobiografia in versi.

Lettera e testamento

Il contenuto di un proprio argomento, o tesi, o posizione che dir si voglia, può determinare in modo stringente il modo in cui tale argomento viene espresso, manifestato, sostenuto? Credo di sì. In altre parole: si potrebbe sostenere un certo relativismo dei punti di vista in una modalità manichea o marcatamente ideologica? Penso di no. Questo comporta una mia naturale tendenza, cioè un tendenza interna, determinata logicamente, a non contrapporre “frontalmente” quel che penso su enne tesi (scrivere, poetare, giocare, stare in rete, comportarsi, agire, dire, fare, baciare, lettera e testamento…) rispetto a posizioni alternative, anche fortemente alternative, alle mie.

Per natura non riesco a essere spontaneo.
(M.C. Escher)

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