Brevi notizie amicali e amichevoli

  • Che si fa quando un amico ottiene un prestigioso riconoscimento? Si segnala l’accaduto, ci si complimenta calorosamente e…si cerca di dissimulare al meglio una invidia oltraggiosamente lacerante.
  • Che si fa quando un altro amico compie gli anni? Gli si invia in dono un piccolo saggio filosofico sul concetto stesso di amicizia perché questa è un “co-sentimento che segna con la sua dolcezza il vivere stesso”
  • Che si fa quando un terzo amico si produce in un bel saggio di quelli che piacciono a me, con tutte le note a piè di pagina a posto? Si segnala il saggio ripromettendosi di leggerlo quanto prima.

Per una letteratura onomasticocentrica

Cosa hanno in comune questi tre romanzi: Amore mio infinito (di Aldo Nove), Il dolore secondo Matteo (di Veronica Raimo) e Il pasto grigio (di Demetrio Paolin)? Semplice: in tutti e tre il protagonista si chiama come me. E chissà in quanti altri racconti e romanzi che non conosco il protagonista si chiama come me. Che poi è come chiedersi chissà quante altre persone si chiamino, nel mondo, come me. La riflessione che si genera dalla constatazione della propria “unicità nella molteplicità” (o dell’implicito anonimato che pure è interno alla in-dividuazione data dal nome) è una sensazione di spiazzamento per il quale il nome proprio ci pare una specie di calco unico. Non sono io a chiamarmi come te: sei tu, semmai, che ti chiami come me. Perché il mio percepirmi ed il mio percepirmi “nominato” (nominabile) fanno tutt’uno. Ho deciso che leggerò unicamente racconti che mi contengano onomasticamente. (a margine segnalo anche un bellissimo disco da recuperare, Milonga secondo Matteo)

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