Il copyright del Tempo nelle agende

Tempo fa, ragionando sul progetto di un libro, Max ed io ci dicemmo: e se scrivessimo una bella agenda!? Stamani, a supporto di quell’intuizione che sul momento ci parve più una via di fuga che un sentiero percorribile, leggendo la classifica dei libri più venduti pubblicata settimanalmente da TTL, scopro che la Smemoranda sta al decimo posto (dico decimo posto assoluto!). Se poi guardassimo la classifica della cosiddetta “Varia”, troveremmo ben 4 agende nei primi 10 posti (due agende in due versioni diverse, la già citata Smemoranda e la Comix).

Ora, capisco che queste agende contengono molti testi appositamente realizzati da noti autori, scrittori, comici e quindi abbiano una parte, per così dire, libresca e autoriale che ne giustifichi l’inserimento in una classifica dei libri più venduti. Ma è la parte dedicata al tempo, al tempo dell’agenda, allo spazio bianco di pagina simbolo della disponibilità del tempo – creato, creabile, futuro, vivibile, anteriore – che mi lascia perplesso sullo statuto di “libro” dell’agenda in se stessa. A chi andranno, infatti, i diritti d’autore per tutti quegli spazi bianchi di Tempo?

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