La presentazione palindroma “Madam I’m Adam” ha da sempre la sua palindroma risposta in “Ave, Eva”. Finalmente arriva a scagionare (vedi la recensione di Elena Loewenthal il simbolo primigenio del femminile, ma anche del peccato originale, un saggio del filosofo Kurt Flasch, Eva e Adamo. Metamorfosi di un mito (sapientemente tradotto da un mio amico, il prof. Tomaso Cavallo dell’Università di Pisa).
Sinceramente mi ha sempre infastidito il repertorio di ingiurie (por../put….) generati dall’accostamento al nome della prima donna, e mi sono sempre suonate come delle bestemmie. Eppure anche quelle bestemmie fanno parte di una specie “psicologia atavica” tutta da rivedere e ripensare.
Senza contare un dato non irrilevante, che scagiona la nostra povera madre da (quasi) tutte le sue colpe: quando Dio impartisce il divieto di quell’assaggio («Tu puoi mangiare di ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangerai», sta scritto in Genesi 2, 16-17), lei ancora non esiste. Sarà creata soltanto qualche versetto più in là e, a distanza di tanto tempo, in fondo, ci si può proprio prendere il lusso di immaginarla mentre spalanca i suoi innocenti occhi sul mondo che di lì a poco la vedrà combinare un grosso guaio. Senza farlo apposta, però.
(dalla recensione di Elena Loewenthal)

Quindi secondo te, dovrebbe essere assolta per “non aver commesso il fatto”?
E comunque dire Porca Eva non mi sembra una bestemmia, magari una bella e grassa offesa…