In un pomeriggio troppo azzurro e lungo…

Chi ha conservato il gusto di sapere i nomi dei grandi autori della canzone italiana sa benissimo quale sia stata la grandezza di Vito Pallavicini, che ieri ha chiuso una strofa della sua vita-canzone per iniziarne una nuova. Alcune tra le melodie più famose degli ultimi quarant’anni hanno trasportato le sue parole all’interno della nostra immaginazione, nella memoria implicita, popolare, condivisa. A me basta citare due capolavori del binomio Pallavicini-Conte, “Azzuro” e “Insieme a te non ci sto più” per dare la dimensione di quanto forte sia stata la capacità di Pallavicini di ritagliare in tre minuti storie tanto semplici quanto suggestive.

E quando andrò devi sorridermi se puoi
Non sarà facile, ma sai, si muore un po’ per poter vivere
Arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là
Finisce qua, chi se ne va che male fa!
(da “Insieme a te non ci sto più” di Pallavicini-Conte)

Motivi (2)

L’essenziale non può porsi in modo gerarchico: quello che è permesso dal linguaggio comune (qualcosa più essenziale di altro, cardinalmente numerabile) non sta nel concetto. L’essenziale è, di per sè, quintessenziale. Quindi dovrei modificare il titolo dei prossimi anni in “Scrivere il Quintessenziale”? (magari ci penso, per la quinta edizione appunto). 

Teo Flanders?

Simpsonizzato

Scopro grazie a Monica (e lei via Sabrina) la possibilità di Simpsonizzarsi. Il risultato può raggiungere livelli di fedeltà, microregolando la prima trasformazione proposta, davvero impressionanti!

Motivi (1)

Se essenziale è tutto ciò di cui non si può fare a meno, è pur vero che il concetto risulta sempre sfuggente perché in se stesso aporetico: “essenziale” è tale per il non-essenziale, il margine, il bordo non necessario, il Caos intorno al Cosmo. Cioè, o si sceglie una via teologica (Essenziale/Assoluto) e metafisica, oppure l’essenziale potrà sempre e solo definirsi per sottrazione. Così l’essenziale, abbisognando sempre del margine, dello scarto, dell’inessenziale rispetto al quale potersi definire tale in se stesso, non sarà mai veramente essenziale. Questo è uno solo tra i tanti motivi per i quali è impossibile scrivere l’essenziale, nonostante io inviti tutti, ogni estate, ad inseguire tale scrittura.

L’era del cuckoo

Cuckoo Siamo entrati ufficialmente, da ieri, nell’era del “cuckoo“. E non ci sono parole che possano descrivere la portata e l’importanza dell’evento e dell’acquisto che ha ancora, ai miei occhi, dell’incredibile. Non sono in grado di raccontare come sono andate le cose, e non posso neppure riportare stralci di conversazione pre-acquisto, perchè mi sono impegnato con lei a non fare qui del facile avanspettacolo…Sta di fatto che da ieri niente sarà più come prima.

Per un’estetica dell’estate

Si è deciso di scrivere finalmente il saggio potenziale “Estetica dell’estate“, sia a partire da mie vecchie fissazioni d’ordine musicale e autobiografico, sia per le consonanze con la sensibilità di un altro filosofo contemporaneo da me molto stimato, Mauro De Zordo, che qui cito:

In filigrana l’estate mostra l’indeterminato, l’abisso e il cuore nero – come è violento il tramonto a volte con l’aria profonda e il rosso sui muri bianchi. (TheWreck – 9 agosto 2007)

Anche a me, come a un sacco di gente, capita di odiare l’estate. La odio quando non felice. Non quando provoca sofferenza, ma quando non è riuscita, compiuta, completa, piena come un uovo. (TheWreck – 7 agosto 2007)

(per scrivere il saggio, Mauro ed io, dovremmo leggerci o no tutti i libri recenti che contengono la parola “estate“?)

L’essenziale in foto

Ma l’essenziale, sempre ammesso che si possa scrivere, si può anche fotografare? Di suo la foto-grafia già contiene qualcosa di essenziale, cioè la luce (phòs). La luce precede ogni forma di scrittura (fiat lux?), consente i colori e la visione, crea mondi. La luce scrive di luce propria, basta a se stessa. La luce è pre-verbale ma crea una grammatica verbale, linguistica. Quindi ben si presta alla nostra ricerca estiva dell’essenziale.

Guggal su Google

Guggal, frazione di Anterivo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guggal su Google?

Un pranzo al Kürbishof

pancia piena e pace piena al Kurbishof

Ottimo pranzo, ieri, al Maso Kürbishof in compagnia degli amici Gabriella e Maurizio che ci hanno fatto conoscere nuovi e bellissimi angoli del Sudtirolo. La cordialità del proprietario, il signor Hartmann, che ringrazio, ci ha accompagnato nella scoperta di prelibatezze eno-gastronomiche davvero notevoli in un’atmosfera di pace assoluta. Nella foto la mia pancia piena…di pace, davanti alla locanda.

SmSimo

Carissimo, spero ti faccia piacere che stasera intendo aprire la serata di Volterra leggendo il tuo racconto “i confini del manicomio”. Niente di più appropriato, no? Mi dispiace che non ci sei, ma le tue parole prenderanno vita in Piazza dei Priori.
Da: Simone
15:40 6-AGO-07

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