Se un tempo l’analisi del simbolico, della “mitologia” generata dall’automobile, era intuizione da semiologi (vedi l’immortale e nota analisi della Citroen Déesse degli anni Cinquanta scritta da Roland Barthes in “Mythologies“), oggi questa dimensione è patrimonio comune della pubblicità, dei media, del mondo della cultura in senso lato (ad esempio la bella mostra di quest’anno “Mitomacchina“) così come del passante meno avvertito e del consumatore più accondiscendente. Così, il lancio pubblicitario della nuova 500 si trasforma in “evento“. E quando sento la parola “evento” io mi allarmo sempre un poco.
Devo premettere che sono un appassionato di automobili, sia come forma estetico-meccanica che ha caratterizzato il Novecento, sia come oggetto della mitologia del Moderno. Ma la campagna mediatica sull’evento “nuova 500″ (campagna meta-mediatica partita ben 500 giorni prima del lancio con portali tematici, siti web, concorsi, attese spasmodiche….) non può lasciare indifferenti e non sollevare qualche perplessità.
La sera del 4 luglio, infatti, quando ho visto lo spot televisivo firmato da Giuseppe Tornatore (spot annunciato come evento nei servizi di ogni telegiornale che raccontasse l’evento del lancio della nuova 500 tramite l’evento di una mega festa sulle rive del Po in diretta tv in attesa dell’evento della presenza delle vetturette nelle principali piazze italiane concomitante all’evento di una raccolta fondi di beneficienza legata la lancio stesso….) sono rimasto spiazzato proprio dall’esplicita de-mercificazione dell’oggetto “auto”, che nello spot compare a conclusione di una galleria di immagini di personaggi e situazioni davvero rilevanti ed eterogenee nella storia italiana recente (Pertini, Falcone e Borsellino, Gaber, la strage di Bologna…vado a memoria ma il video è trovabilissimo su YouTube e ce ne sono 3 versioni diverse…) e con un testo grondante una certa retorica nazionalista che culmina col pay-off, grottesco, “La Nuova Fiat appartiene a tutti noi”. Lì sul momento, ho alzato le sopracciglia, e ho detto: mah…ci penserò su….
Il giorno seguente ho visto la versione cartacea, su un quotidinao, dello stesso spot, con l’elenco di tutte le fondazioni (Falcone, Gaber, Pertini….) citate nei ringraziamenti e come autorizzatrici per l’uso di quelle immagini. Ora, io non mi soffermerò, come pure potreste trovare in centinaia di commenti sul web, a biasimare l’uso “commerciale” di certi volti e valori che dovrebbero, forse, essere impiegati in altro modo (che tanto il ricatto dello scopo benefico, della filantropia, delle royalties devolute è sempre lì, comodo, a portata di marketing…). No: a me colpisce un altro aspetto.
Se negli anni Cinquanta Barthes poteva cogliere l’aspetto magico dell’autovettura Dèesse, come oggetto inarrivabile, aereo, forma d’arte che che si fa toccare, possedere dal popolo, oggi l’elemento simbolico della merce “auto”, nello specifico la neomitologia della 500, può addirittura farsi carico di esprimere l’identità e la coesione nazionale di un popolo stesso. E’ da tempo, infatti, che risuona nei media il concetto dell’italian style (o design) come unica parte sana, esportabile, riconoscibile della nostra identità nazionale. L’esaltazione dell’evento del lancio di una nuova auto come capitolo della storia della nostra identità nazionale non è certo sconvolgente (nell’economia del simbolico). Sconvolgente è, per me, che noi tutti lo accettiamo con supino entusiasmo. E che qualche centinaio di migliaia di italiani si sentiranno “più italiani” acquistando la nuova 500, perché si sentiranno parte di una tradizione non solo automobilistica ma valoriale.
Questa nuova mitologia dell’auto come parte dell’identità nazionale mi ricorda tremendamente, purtroppo, due “illustri” precedenti: l’auto “del popolo” hitleriana e la nostra vecchia Ballila. Perché dentro al regime democratico si nascondono sempre tanti piccoli regimi. E ora vado a prenotarmi una nuova 500.
(Questo post è andato in onda senza immagini o link pubblicitari dei prodotti automobilistici citati. Mi scuso in anticipo con il lettore nell’eventualità che GoogleAnnunci proponga in automatico, qui sotto, link tematici associati ai temi trattati)

Sarò molto più breve di te: a me la fiat 500 nuova non piace (meglio: non mi dice proprio nulla, né ricorda la mitica 500).
Strano, avrei giurato che ne prenotavi due
Scherzi a parte, condivido in pieno la tua analisi di questo nuovo fenomeno. A parte la “paraculaggine” di chi si è inventato quello spot, c’è secondo me il richiamo ad una cosa che non esiste: l’unità morale nazionale degli italiani, che tirano fuori la bandiera solo quando gioca l’Italia ai Mondiali, e che poi preferiscono parlare di veline e gossip sotto l’ombrellone piuttosto che occuparsi del Belpaese. Tanto ci sono gli altri…
meglio la vecchia o la nuova? 500blog
[...] cripto-fascista) già introdotta in uno spot per la 500, alcuni anni fa (e su cui avevo scritto questo post). Anche allora si legava la demercificazione di un prodotto ad una questione identitaria, [...]