Sotterfugi nottetempo

Uno dei primi assiomi di chi lavora, o si diletta, con le parole è considerarle un materiale da costruzione prescindendo anche dai loro significati. Allora ci sono parole di cui ci si innamora per forma e significato (vedi “nottetempo“) e vocaboli di cui si subisce un fascino fonetico, formale, iconico, pur non apprezzandone, per così dire, il concetto espresso. E’ il caso, per me, di “sotterfugio”, parola di cui cerco di allontanare da me l’effetto e l’impiego pratico nella vita in 3D, ma che ha una forma, anche etimologica, attraente e di per se stessa molto narrativa: la favola deve avere sotterfugi, doppi e tripli finali, botole nascoste del significato. A dirla tutta, mi pare che il linguaggio stesso sia un sotterfugio.

2 Responses

  • non solo la favola deve essere così…
    Pensi a quanti sotterfugi dovrebbe ricorrere per andare dalla “nonna” :-)

  • si, “nottetempo” e’ bellissima (per forma e contenuto), mentre sull’etimo dei “sottterfugi” non mi ero mai interrogata :sicuramente si puo’ dire che quanto a scappatoie e vie di fuga la nostra lingua e’ ben fornita. sul linguaggio in generale come sotterfugio…sono un po’ piu’ ottimista:)

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