Completano queste riflessioni la lettura preliminare degli aforismi di SdC (nella foto) sul “primato dei primati”. Sostanzialmente concordiamo, anche in una certa posizione anti-linneiana, sugli esiti paradossali dello sviluppo (o involuzione?) dell’homo sapiens: ipercatalogatore del cosmo, fiducioso nei termini di “progresso” e “sviluppo” fino all’autodistruzione, accecato dalla vuota superbia di essere ragione e vertice del mondo naturale. L’iperbole è la figura retorica del presente, il limite rassicurante dei superlativi assoluti che infestano una società (il più ricco, il più veloce, il più potente, il….) anabolizzata e anabolizzante.
