Leggo schede biografiche, nei siti e nei blog personali, scritti in terza persona.
Penso: quando si innesta la terza (persona) è tempo di fare retromarcia.
Leggo schede biografiche, nei siti e nei blog personali, scritti in terza persona.
Penso: quando si innesta la terza (persona) è tempo di fare retromarcia.
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Ma come guida, lei?
)
usano anche il plurale maiestatis?
chi? fuori i nomi.
d.
Ed io comne dovrei fare, son uno e trino!?
Mea culpa, anche io ho peccato.
Io uso sempre la prima persona, ma la terza non mi dispiace affatto. Dipende da come la s’intende. Se si evita di usarla per darsi importanza, se aiuta a prendere le distanze dall’egocentrismo, allora può andare.
il suo quesito lo trovo molto interessante, in quanto apre una questione molto delicata e affascinante.
io penso che nel momento un cui venga utilizzata la terza persona, si va al di la della pura apparenza e dell’essere che noi viviamo quotidianamente. la terza persona è quello che siamo, è quello che viviamo in profondità , è quello che si nasconde nella quotidianità , l’essere che non riesce a parlare al mondo. parla attraverso noi stessi e solo con noi stessi una sorta di taciturno sociale. non si tratta a mio parere di una “retromarcia”. quando si scrive, si usa un linguaggio totalmente diverso, da quello che usiamo per parlare. il linguaggio scritto è il linguaggio puro del pensiero, il linguaggio mentale e dell’anima, una presa di coscienza. non siamo semplici corpi, siamo qualcosa di più dell’aria che respiriamo