Urbanizzazione

C’è un’azione per la quale non trovo altra metafora possibile se non quella della “urbanizzazione” (in analogia alla battuta su Gadamer come “urbanizzatore” della filosofia heideggeriana. Ma per quello che voglio dire qui non serve citare o conoscere né l’uno né l’altro, ma solo il senso allusivo di tale battuta). Cioè, una specie di de-selvaticizzazione, ingentilimento, traduzione, semplificazione, imborghesimento (forse si sarebbe detto un tempo), irregimentazione, addomesticatura, pragmaticizzazione, confinamento, contenimento. Io riconosco, quindi, l’agente “urbanizzatore” nelle, e delle, mie abitudini di vita. E lo riconosco come limen, quindi con insofferenza, e pure come necessità fecondissima.

7 Responses

  • L’istinto di sopravvivenza è la necessità feconda. L’abitudine a qualsiasi tipo di vita, no.
    Eppure ci si può abituare a sopravvivere.
    Anche molto felicemente, in alcuni casi.
    Forse.

  • C’è necessità di darsi una regolata, di mettere dei semafori. Ci pensavo un attimo fa. In fondo è la fatica di vivere che ci viene richiesta. Bello leggere i propri pensieri ‘al maschile’.

  • Max, ci si può abituare a tutto. L’importante è mantenere consapevolezza di quello che si è, o si vorrebbe essere, al di là delle abitudini che ci autoimponiamo, o che ci vorrebbero imporre. :)

    Prof., autoregolarsi è sempre meglio che essere regolati, sì.

  • Ingentilimento di questi tempi per me è parlare un po’ grosso (non nella Sua Persona, of certo)
    Io nasco autoregolata, talmente autoregolata da nuocere a me stessa.
    Ho bisogno di sregole, solo così potrei trovare la felicità (ahimè non ci riesco)

  • Io ho un’urbanizzazione elastica, a tempo direi, nel senso che oscillo tra Venerdì e Crusoé con ampia preferenza per il primo ma astiosa sottomissione al secondo

  • Liza, dobbiamo sregolarci un po’allora ;)

    Quindi naufraghi nel fine settimana, Mauro? ;)

  • Ultimamente sto facendo naufragio ovunque…

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