C’è un’azione per la quale non trovo altra metafora possibile se non quella della “urbanizzazione” (in analogia alla battuta su Gadamer come “urbanizzatore” della filosofia heideggeriana. Ma per quello che voglio dire qui non serve citare o conoscere né l’uno né l’altro, ma solo il senso allusivo di tale battuta). Cioè, una specie di de-selvaticizzazione, ingentilimento, traduzione, semplificazione, imborghesimento (forse si sarebbe detto un tempo), irregimentazione, addomesticatura, pragmaticizzazione, confinamento, contenimento. Io riconosco, quindi, l’agente “urbanizzatore” nelle, e delle, mie abitudini di vita. E lo riconosco come limen, quindi con insofferenza, e pure come necessità fecondissima.
