Colazione-capodanno

colazione di stamani

Nella lunga teoria dei capidanno possibili, uno è per me la prima colazione del sabato mattina consumata ai tavolini sul Corso, anziché all’interno, del mio bar. Stamani, poco dopo le nove, faceva già abbastanza caldo, o non faceva più così freddo, per apprezzare la colazione all’aperto. Piccoli segni d’interpunzione del calendario ciclico e personale.

Una lettura di Rinuncia! di Kafka

Acquaforte di Tullio Pericoli tratta da http://www.galleriarteutopia.com/shop.htmlGrazie al “potere ascoso” del Paolin Demetrio, accade che una mia vecchia lettura interpretativa (per non dire immodestamente “saggio”) sul racconto “Rinuncia!” di Kafka (alla quale già accennai tempo fa) venga ospitata dalla sua rubrica “La prova dei materiali” presso BombaSicilia. Per una volta il curato si fa curatore.
Per restare in tema: non so se consumarmi il buonolibri residuo con l’epistolario Kafka-Brod uscito di recente, Un altro scrivere. Lettere 1904-1924, più volte recensito sui quotidiani, ultimamente, ed al centro della pagina tre, tutta kafkiana, del TTL de La Stampa di oggi

1985

Mi sembra che il concetto di “motorino” iniziò a presentarsi in me nel 1985, cioè un anno prima di raggiungere la fatidica soglia dei quattordici anni che, quando non si hanno ancora quattordici anni, rappresenta – o rappresentava? – il primo traguardo anagraficamente significativo: allora si poteva guidare un motorino. Iniziai a reclamarlo con largo anticipo (ma del motorino che ereditai, e che guidai per tutti i miei quattordici anni, ne parlerò nel 1986) fantasticando su Vespe e chopper Malaguti. A quel tempo non c’era l’attuale proliferazione di scooter di tutte le taglie e cilindrate: per un quattordicenne c’erano i Ciao, i Bravo, le Vespe e i motorini Malaguti. Almeno, questo è come me lo ricordo io. Il 1985, quindi, è per me sostanzialmente soltanto un-anno-prima-di-poter-guidare-un motorino. A pensarci bene, però, è anche l’anno dell’Heysel. Ricordo molto bene la diretta televisiva di quel 29 maggio sera. Un paio di anni fa ho scritto pure qualcosa per un libro su quella tragedia, legato ad una giovane vittima proveniente dalla provincia di Pisa. Leggendo la lista degli eventi dell’anno ho un ricordo diretto e durevole solo di quella diretta dallo stadio Heysel. Ecco, la strage dell’Heysel è una di quelle tragedie che ti consentono di dire cosa facevi o cosa pensavi in quel dato giorno di maggio del 1985, uno di quei punti di contatto tra memoria individuale e memoria collettiva.

Wallace&Gromit: il ritorno dei Guardiani Untitlediani

Wallace&Gromit, candelabro

Un recente regalo della con-sorte per il mio compleanno, la statuina qui sopra fotografata, mi ha fatto tornare alla mente la (mai dimenticata) stagione dei “Guardiani della libreria“. Posizionandolo in uno scaffale, sotto vetro, l’ho visto nella sua possibile funzione sorvegliante e votiva. Il mio interesse per Wallace&Gromit è tanto recente quanto entusiasta. Non nascondo che in certi momenti di alcuni loro cortometraggi (ad esempio ne “Le incredibili avventure di Wallace&Gromit“) ho riso in modo davvero pieno e spensierato, come raramente mi è accaduto di fare in età “adulta”. Quindi li ho eletti a “Guardiani del Riso Pieno e Spensierato” (tra parentesi, consiglio i loro dvd per tutti i vostri pargoli ultratrentenni).

Scarpe rotte, eppur bisogna andar…

scarpe abbandonate su Second life Eletta ormai a mia personale “Second life” la perlustrazione dei margini d’ogni tipo di cassonetto, cerco le tracce della marginalità ai margini. Mi calamitano verso gli abbandoni le storie potenziali che precedono e seguono le sorti d’ogni rifiuto rifiutato (cicli, poltrone, computer, scarpe…). Trovo ieri sera, durante una passeggiata nel quartiere, queste scarpe, anche loro in attesa: di un proprietario, di un camminatore, di una “barbone”. Perchè, si sappia, nella mia “Second life” le persone cercano ancora gli abiti nei cassonetti (quelli che se ci rimani dentro – ed è accaduto spesso – non puoi più uscirne, e non mi spiego perché non li abbiano ancora pensati con un qualche sistema di sicurezza che permetta di uscirne fuori…) e le scarpe sono ancora quel bene prezioso che furono appena sessantanni fa. Le scarpe appoggiate ordinatamente della foto sono un altro piccolo monumento, per me, proprio come la poltrona. Read the rest of this entry »

La persistenza: Roland Barthes su Second Life

poltrona persistente

Non c’è neanche una nuvola, qui, oggi. Ma non ho potuto inaugurare ugualmente le tovaglie rosse dei tavolini all’aperto, del mio bar sul Corso, per la colazione del sabato mattina. Faceva ancora troppo fresco a quell’ora. Legato al concetto di auto-commissione sta quello di “persistenza”. Il crinale dell’autoparodia vive solo di persistenze. Ed anche la mia poltrona monumentale, resiste e persiste nella sua attesa. Io aspetto di vedere libero lo spazio di marciapiede occultato dalla poltrona, e lei attende ora che io smetta di interessarmi alla sua monumentalità. C’è, quindi, una doppia persistenza, quella dell’attesa e quella della mia attenzione all’attesa. In questo senso la mia “Second life” preferisco cercarmela in strada, osservando i marciapiedi, le biciclette, i manifesti, i vecchi con le borse della spesa sul bus. Read the rest of this entry »

Autocommissione e autocommiserazione

E quindi ritorna centrale, in questa prassi, il ruolo del committente. Finché il committente rimane identificabile con lo stesso autore, con lo scrivente o, anche, con l’auto-commiserante allora mi pare si sia conservato un certo grado di libertà. Finchè io stesso sono il committente della mia parola, anche della parola che mi autocommisera o di quella che si chiude, anziché s-chiudersi, al significare, ecco, allora mi sembra che tutto questo mantenga ancora un che, un “valerne la pena”, un sequitur.  Ma forse il termine dice già più di quanto io non intenda. C’è nel “commettere”, e quindi nella “committenza” e nel “committente”, se pur interno, un atto volontario. Non esiste un commettere privo di volontà di commettere. Qui, invece, io ho in mente, appellandomi all’auto-commitenza dell’autore, ad un rapporto che quasi prescinde dalla volontà. Scrivo non perché voglio scrivere, ma solo perché me ne do – posso darmene – il compito.

Come spendere un buono da 46,50 euro

Semplice aggiornamento di servizio sul buono a scalare. Volevo tenere conto di un suggerimento ricevuto nel precedente post, ma “Il terzo poliziotto” purtroppo non ce l’avevano. Così, per il momento, le nuove acquisizioni, per un totale di euro 53 e 50, sono:

Al momento mi sfugge totalmente quale possa essere il legame che unisce questi volumi ed i non-criteri attraverso i quali li ho scelti. Altri suggerimenti? Contestazioni?
*(volume consigliato da Persecutorio in “Manga fascinoso tapiro“)

Linkografie imperfette (1)

Per prima cosa, metto tra parentesi – cioé rimando, ometto, aggiro… – la messa in questione dell’uso del termine “linkografia” nel titolo. Diamolo per accettato, accettabile perché ricorrente (anche se non tutto ciò che si presenta come ricorrente ed usato, nel Linguaggio e nel Mondo, è per questo motivo accettabile). Io leggo il termine, che pure trova maggiore spazio nella versione inglese “linkography” e  meno in tedesco “linkographie”, come tenuto insieme segretamente dall’opposizione della “o”: link o grafie. Eppure, se penso alla prima pagina che ho sempre letto prendendo in mano un libro, un saggio, e cioè le ultime pagine con la bibliografia, ebbene è proprio la consuetudine con quelle pagine bibliografiche l’esperienza più vicina, e pre-webbica per così dire, del mio rapporto col “link”, col collegamento, e con la “linkografia” poi. Read the rest of this entry »

Come investire un buono da 100 euro

buono FeltrinelliI miei genitori mi hanno regalato un buono della Feltrinelli. Il dilemma problematico che già mi si poneva a partire da soli 15 euro ora si ripropone, con maggiore drammaticità e peso monetario. Che fare? Dato per acquisito che non mi sarà possibile trovare cento libri da un euro, ho iniziato a tirare fuori i ritagli di recensioni che accumulo nei cassetti. I primi due ritagli recenti che ho trovato parlano di una raccolta di lettere di Baudelaire, Il vulcano malato, e di Bobby Fischer, Bobby Fischer va alla guerra. L’acquisto dei due volumi, purtroppo, quasi già dimezzerebbe il buono, e la cosa mi fa soffrire. Il rischio, il mio rischio, è rimanere nella contemplazione delle possibilità d’acquisto date dal buono senza riuscire poi a prendere nessun libro a scapito di nessun altro. Che fare? Suggerimenti?

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