Intervallo di scrittura

25 Aprile 2007

bolla di sapone all'agrifiera

Avviso che questa bolla resterà qui per un po’. Rappresenta, infatti, il mio tentativo di scrivere una cosa. La bolla è la cosa che sto scrivendo, è lo spazio mentale che mi occorre per scriverla, è la fragilità aleatoria del risultato, incerto, di questo tentativo di scrittura. Quindi, per qualche tempo mi impongo di non aggiornare quotidianamente il blog, proprio perché vorrei riuscire a scrivere questa bella bolla di sapone… Leggi il resto »

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Appunti da Volterra

25 Aprile 2007

Ecco Cristicchi: civetta de La NazioneQuando arrivi lassù e ti infili nelle rocce di questa “terra che vola”, hai ancora negli occhi tutto il verde delle colline disegnate col compasso che, come onde, ti ci hanno portato, lassù, a Volterra. Simone lo ritrovo affettuoso come sempre, lo senti negli abbracci, nelle frasi, nelle domande.
Camminiamo insieme e parliamo di futuro e di scrittura. Subito fuori dal parcheggio sotterraneo si crea una scia di ammiratrici illuminate dal suo arrivo. Simone è al telefono, e si infila in un vicoletto, poco prima della piazza principale col Palazzo dei Priori, intrappolandosi così nel festoso assedio di ragazzi e giornalisti. Intanto, ridiamo con Alberto e Luciana per le notizie della civetta, nella foto qui accanto, di un quotidiano: le prime due, lette in sequenza, creano un effetto involontariamente comico.

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Il ponte

23 Aprile 2007

immagine tratta da http://www.humberbridge.co.uk/C’è uno straordinario racconto di Kafka del 1917, “Il ponte” (Die Brücke): “Ero rigido e freddo; ero un ponte gettato sopra un abisso. Da questa parte erano conficcate le punte dei piedi, dall’altra le mani: avevo i denti piantati in un’argilla friabile. Le falde della mia giacca svolazzavano ai miei fianchi….(traduzione tratta da questo articolo).

Le immagini nette di quel racconto mi sono tornate alla mente ascoltando l’intervista ad una ragazza giapponese cieca, in uno degli affascinanti video realizzati da Alessandro W. Mavilio. Il concetto di “traduzione” come ponte tra le persone, quindi tra le diversità, ogni tipo di diversità. La sua intervista mi ha fatto rileggere il racconto kafkiano sotto la luce di una riflessione sulla possibilità/impossibilità di farsi ponte, di accettare e far accettare la propria singolarità/diversità.

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Nazar Gul, musicista (1972-2007)

22 Aprile 2007

Lapidato e finito a colpi di baionetta, nel mezzo della notte, con il figlio dodicenne che piange disperato a poche centinaia di metri. La sua «colpa»? Essere un suonatore di tamburo («dohl»), lo strumento classico della tradizione locale, a forma di cilindro allungato in pelle bovina, da appendere al collo e portare alle feste di paese, alle nascite e ai matrimoni, alle celebrazioni pubbliche. È morto così Nazar Gul, 35 anni, figlio d’arte: il padre e il nonno erano suonatori di dohl noti in tutta la regione del Logar.
tratto dall’articolo di Lorenzo Cremonesi su Corriere on line

Ieri mattina leggo e rileggo questo articolo, sul Corriere in edicola. Poi lo ricerco in rete. Lo rileggo più volte. Potere dei numeri (perché ci identifichiamo più facilmente con chiunque abbia la nostra stessa età, abiti dentro lo stesso numero, qualsiasi cosa faccia o gli sia capitata…) ripenso al mio coetaneo suonatore di tamburo tradizionale. Davvero abitiamo due mondi e pure lo stesso (im)mondo. Leggi il resto »

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Ciclopsie su Orientexpress

20 Aprile 2007

logo di OrientexpressLa scorsa estate mi ero dato il compito di iniziare a scrivere una raccolta di poesie dedicate alle biciclette senza mai usare la parola “bicicletta”. Ho fatto circolare tra pochi amici, negli scorsi mesi, una prima antologia in cerca di reazioni, pareri, suggerimenti. Ho ricevuto benevola e affettuosa attenzione per le mie poesie ciclistiche, autopsie di telai abbandonati o ciclopsie, e ringrazio qui tutti quelli che mi hanno incoraggiato e consigliato sulla prosecuzione dell’opera. Ora, una prima parte di quel lavoro è pubblicata on line nelle pagine dell’Associazione/Editore Orientexpress di Napoli, grazie alla lettura del prof. Francesco De Sio Lazzari e all’ospitalità che mi ha dato tra i loro autori.

(aggiornamento: sempre su Orientexpress una piccola selezione di “colti sbagli” che forse riconoscerete)

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Istruzioni per fotografare il Vuoto

19 Aprile 2007

Il non-vuoto

Ora che il Monumento all’Attesa è stato rimosso, si pone il problema realmente filosofico di fotografare il vuoto. Si sa, per luogo comune, che l’Occidente ha paura del Vuoto almeno quanto l’Oriente lo tiene in gran conto. Lo spazio lasciato vuoto dalla poltrona, la presenza dell’assenza di cui dicevo e la cui attesa era lo specifico monumentale, non è più propriamente uno spazio vuoto. Il marciapiede non-vuoto riproduce la stessa assenza della poltrona, così come la poltrona in attesa riproduceva il corpo umano che un tempo l’aveva occupata. Qui occorrerebbe davvero uno sguardo orientale, ad esempio quello di un Conte Kuki, per rendere al meglio la presenza di questa assenza. L’assenza, cioè l’attesa realizzata, lascia una sovrimpressione concettuale (o forse retinica) per la quale il Vuoto non è più assenza-di (ma sull’argomento devo, sinceramente, approfondire le letture: ad esempio con “Estetica del Vuoto“)

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Capitolo Secondo

18 Aprile 2007

Opera o pera? Ei pera! Direbbe l’Alfieri, citato dal Maestro. Dorme un teatro, scolpito al centro di un’agricola contrada…tanto qui nessuno si dispera….ei pera! Così, io tiro un sipario, e apro un secondo capitolo, su questo gran teatro che è il…Mondo

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Strappi

17 Aprile 2007

Sabrina Manfredi scrive poesie e fa fotografie. Le prime le nasconde nel blog Sononsono. Le seconde le nasconde nel suo archivio GrandeMela. Qualche mese fa ha messo in contatto le due declinazioni in un bel libretto, “Strappi“, regalato agli amici. La poesia di Sabrina non è di tipo metafisico, né metasemantico. Le parole dei suoi incipit sono puntute, puntuali, materiche e antiallusive: “Piccole lune…”, “Spazi traslucidi…”, “Pulviscolo atmosferico..”, “Segni…” e non lasciano possibili alternative allo svilupparsi dei testi, tesi e compatti, sempre molto essenziali. Leggi il resto »

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Santità, tanti auguri ma…

16 Aprile 2007

Santità,
colgo l’occasione di questo giorno per Lei, e per noi Chiesa, così fausto, il compimento del Suo ottavo decennio di vita, per il quale le rivolgo i miei più sinceri auguri uniti alla preghiera che sempre il Signore La protegga e La guidi nelle scelte e nella comprensione del tempo presente, per rivolgere alcune osservazioni critiche al Suo ultimo scritto, disponibile proprio da oggi nelle librerie, il volume “Gesù di Nazaret“. Non avendo ancora potuto leggere il contenuto del libro, se non per le anticipazioni riportate in seguito alla conferenza stampa di presentazione, le mie osservazioni sono di carattere, per così dire, pregiudiziale e non si appuntano su posizioni teologiche, o cristologiche, del testo. Il fatto, Santità, è che, da cristiano, trovo di difficile comprensione la Sua presenza sul mercato editoriale come mero prodotto editoriale. E’ vero, il Suo testo su Gesù non è presentato come “magistrale”, e da cristiano mi aspetterei, infatti, la totale gratuità di lettura di tutti i testi prodotti nello svolgimento del suo Alto Magistero (come la rete già ci consente). Leggi il resto »

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1986

15 Aprile 2007

mio fratello sul motorinoDicevo che il 1986 è l’anno del motorino. E quel motorino avrebbe una sua lunga storia. Intanto era di mio nonno materno, Gino, e non so per quale via fosse arrivato in eredità alla nostra cantina. Forse lui non lo utilizzava più da tempo, e lo aveva regalato a mio padre. Era un motorino arancione della Motobécane, e aveva un suo esotismo fine anni Sessanta. Era proprio un modello della fine dei Sessanta, mi sembra. L’esotismo era dato dal fatto, per me, di non essere della Piaggio o di altra marca italiana, tutto qui. (trovo, oggi, che in Francia resiste un culto nostalgico per queste motorette, Mobylette Motobécane, con siti e forum dedicati alla marca ed alla sua produzione storica). Leggi il resto »

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