
(Pisa, Via Cei, 22 marzo 2007)
Una poltrona vuota evoca sempre una presenza. Una poltrona vuota è un’assenza per definizione, crea lo spazio possibile di una presenza/assenza, cioè è la presenza di un’assenza. Ogni poltrona vuota ha questo potere evocativo: evoca l’attesa di una presenza che colmi lo spazio reso disponibile dalla seduta. La poltrona vuota, disegnando lo spazio occupabile da un corpo, disegna un corpo. Disegnare l’assenza di un corpo significa alludere all’attesa di quel corpo. Una poltrona vuota è la migliore rappresentazione possibile dell’attesa dell’Esser-ci. La poltrona vuota della foto, in più, è un’attesa al quadrato; non solo attende – ormai invano – la presenza dell’assenza, ma attende pure di essere portata via, smaltita, riciclata, distrutta. E’ l’attesa della propria stessa, finale, assenza. La bicicletta, di compagnia, attende l’assenza della poltrona, o forse attende anch’essa la propria assenza?



