Dal panorama indistinto dell’attualità emergono, ogni tanto, frammenti d’inattualità. Mi accorgo che sono frammenti che guardo sempre con tenerezza, quasi con struggimento, e che sono “inattuali” solo per un procedimento proiettivo, un “vedere come” simile a quello in atto con le bici infelici. Ecco che l’inattuale è, per me, il bancone cromato di un bar fuori dal centro. Di ogni bar periferico, di ogni bancone cromato che fu nuovissimo ed attuale solo negli anni Settanta o Ottanta, e per breve periodo, scorgo la dolente e malinconica “inattualità”. La mia “considerazione inattuale”, Nietzsche permettendo, è una specie di sentimento d’affetto verso tutto ciò che è superato, asincrono, demodé, fuori moda, fuori tempo massimo, inattuale appunto.
Vedo in queste tracce, ma senza nostalgia, una forma di resistenza al presente più o meno consapevole, più o meno volontaria. Anzi, più sono inconsapevoli e involontarie più tali tracce sono esteticamente interessanti. Là dove si avvicinano ad essere patetiche, letteralmente, è proprio quando raggiungono la capacità estetica di commuovere. Io mi concentro nell’osservare, soprattutto, gli arredamenti dei vecchi bar. Li vedo passando con l’autobus, o in macchina: locali che furono splendenti esercizi commerciali venti o trenta anni fa e che ora sopravvivono al presente. Con le loro cromature, le seggioline coi fili di morbida plastica intrecciata, i cartelloni dei gelati… Fossi capace di scrivere storie andrei solo e sempre in cerca di questi paesaggi urbani e umani inattuali.

però tu sai benissimo che quell’inattualità sta diventando, o è già diventata, moda. Il vintage, altro non è che prendere quel tuo ‘sentire’ e farlo diventare comune a molti, di moda.
d.
Eppure, Demetrio, una differenza deve pur rimanere. Dico tra uso commerciale di un sentire ed il sentire stesso. Cioé, tra un “vero” bar inattuale ed un “finto” bar inattuale. No?
a ben pensarci, mi sento una “vera” persona inattuale.
Ma l’inattuale non è una cosa del dopo? Voglio dire, senza voler essere diciamo offensivo, non trovi che l’inattualità di una cosa, almeno dal punto di vista nietzschiano al quale ti rifai, trovi la sua inattualità fuori dal tempo. Un conto è una cosa vecchia, un conto è una cosa inattuale.
baci,
m.
sai che mica ho un’immagine del bancone cromato?
TT, un tempo mi preoccupavo di come educare i figli all’inattuale
http://giocatore.splinder.com/post/7671358/Inattuale
Marvin, offensivo? e perché mai? L’inattualità alla quale mi riferisco io, “col permesso di Nietzsche” ma NON con il suo accordo, è collocata saldamente nel presente. E’ un resistere al presente. Io evocavo Nietzsche, proprio rovesciandone i termini: le mie non sono considerazioni inattuali ma considerazioni (apprezzamenti) per l’inattuale.
Mauro, un’immagine mentale?
neanche uno straccio di schema kantiano
Non so perchè io sopporto l’inattuale in certi luoghi o occasioni, mentre in altre mi dà asslutamente fastidio.
Esempio odio un arredo bagno inattuale, odio un’automobile inattuale, un bar inattuale mi dà addirittura il voltastomaco, mentre altre antiche presenze mi fanno sentire completamente a mio agio.
Io credo sia una questione di ricordi.
Mauro, hai provato a Porta portese? Anche usato…
Liza, capisco che l’inattuale possa creare disagio…