Non ho voglia di scrivere il 1983. Di cose ne saranno pure successe, nel mondo, dico, ma cosa ho fatto io quell’anno lì non me lo ricordo; o non me lo ricordo solo perché non ho voglia di scrivere. Proprio no. Che poi cosa succede in un anno conta sempre fino ad un certo punto riguardo a tutto, e a tutti, tranne che per il dato, il fatto che segni, per l’uno, la nascita e, per l’altro, la morte. Alla fine, questo solo mi appare essenziale di qualsiasi accadere: il nascere ed il morire (e qui si potrebbe pure dire che il nascere è un morire e che il morire è un nascere….)
21 Marzo 2007 alle 19:34
Io nacqui*
22 Marzo 2007 alle 09:42
umh, dunque, nel 1983 stavo per morire (ma ammetto che questo storicamente non ha una grande rilevanza)
22 Marzo 2007 alle 10:06
ah, certo, con questo trucco dialettico se ne può parlare a decadi interi, di anni e di vite.
22 Marzo 2007 alle 16:19
Adelina, signori si nasce….
Mauro, raccontaci!!!
Effe, con la morte non si bara.
22 Marzo 2007 alle 16:47
IO IO IO! Sono nata anch’io nel 1983! Approfitto dell’imbeccata per ricostruire l’atmosfera del periodo (notizie ovviamente riportatami da terzi).
L’estate più calda a memoria d’uomo (fino al 2003, per lo meno): “Vamos a la playa” che fa da colonna sonora alle notti passate per strada in cerca di refrigerio, perché l’afa rende impossibile assopirsi. Io che mi decido a nascere l’ultimo giorno utile alle 4 e mezza del mattino (ritardataria e nottambula fin da subito!), con un cesareo perché la testa troppo grossa non voleva seguire i metodi canonici; testa nero-chiomata che fa sospettare scambi di bambino (i capelli biondi nasceranno tre mesi più tardi): mi salvano le manone uguali a quelle di papà. Mia sorella maggiore in preda a crisi di congiuntivite e abbandono che giura vendetta (avrebbe dedicato gli anni successivi a farmela pagare) nei confronti del mostriciattolo che le ha sottratto l’attenzione del parentado.
Questo a grandi linee… Mi riservo di re-intervenire quando inizierò a ricordare qualcosa