Non ho voglia di scrivere il 1983. Di cose ne saranno pure successe, nel mondo, dico, ma cosa ho fatto io quell’anno lì non me lo ricordo; o non me lo ricordo solo perché non ho voglia di scrivere. Proprio no. Che poi cosa succede in un anno conta sempre fino ad un certo punto riguardo a tutto, e a tutti, tranne che per il dato, il fatto che segni, per l’uno, la nascita e, per l’altro, la morte. Alla fine, questo solo mi appare essenziale di qualsiasi accadere: il nascere ed il morire (e qui si potrebbe pure dire che il nascere è un morire e che il morire è un nascere….)

Io nacqui*
umh, dunque, nel 1983 stavo per morire (ma ammetto che questo storicamente non ha una grande rilevanza)
ah, certo, con questo trucco dialettico se ne può parlare a decadi interi, di anni e di vite.
Adelina, signori si nasce….
Mauro, raccontaci!!!
Effe, con la morte non si bara.
IO IO IO! Sono nata anch’io nel 1983! Approfitto dell’imbeccata per ricostruire l’atmosfera del periodo (notizie ovviamente riportatami da terzi).
L’estate più calda a memoria d’uomo (fino al 2003, per lo meno): “Vamos a la playa” che fa da colonna sonora alle notti passate per strada in cerca di refrigerio, perché l’afa rende impossibile assopirsi. Io che mi decido a nascere l’ultimo giorno utile alle 4 e mezza del mattino (ritardataria e nottambula fin da subito!), con un cesareo perché la testa troppo grossa non voleva seguire i metodi canonici; testa nero-chiomata che fa sospettare scambi di bambino (i capelli biondi nasceranno tre mesi più tardi): mi salvano le manone uguali a quelle di papà . Mia sorella maggiore in preda a crisi di congiuntivite e abbandono che giura vendetta (avrebbe dedicato gli anni successivi a farmela pagare) nei confronti del mostriciattolo che le ha sottratto l’attenzione del parentado.
Questo a grandi linee… Mi riservo di re-intervenire quando inizierò a ricordare qualcosa