Ruggine urgente

dettaglio di catena di bici abbandonata

La “catena” è femmina, il “dente” è maschio. Ferma ogni movimento solo una ruggine urgente, così che viene meno, gradualmente, il frutto della loro amorevole unione: mo-vi-men-to, mo-vi-men-to, mo-vi-men-to (da leggersi ruotando sempre più lentamente le braccia come impugnando immaginari pedali)

L’incredulità del credente

LW aveva le ginocchia troppo rigide per piegarsi a pregare. Io ho fatto in tempo a sbloccarle prima di invecchiare e ne sono contento. Ho come “messo a posto” le cose. Convertirsi è anche un mettere a posto le ginocchia. La “conversio” non è una “metànoia”.  Mi tornavano in mente le ginocchia di LW, e  le mie, ascoltando/leggendo il cd del libretto “L’incredulità del credente” (che mi ha prestato un caro amico, Padre Gabriele) e che consiglio sinceramente a tutti, credenti e non. Prima o poi , perché sento che l’attualità riprende a spintonarmi, vorrei scrivere qualcosa sui cristiani (e sui cattolici) nella società e nella politica. Ci pensavo ieri, meditando sull’interessante editoriale di Ezio Mauro, “Se il Dio di Ruini diventa di destra“(pdf).

1974

Forse basta dire “Italicus” e “Piazza Della Loggia” e pure il 1974 l’avremmo coperto, quanto a terrore.  Ma nel ’74 io camminavo già bene, e capivo già qualcosa. Almeno quel che basta per recepire l’ansia che un viaggio in treno poteva generare, al tempo, nei miei genitori. Anni ansiosi. Anni di treni ansiosi. Ora non mi spiace viaggiare in treno, ma allora…qualcosa capivo. Il clima di un tempo arriva benissimo ai bambini, anche piccoli. I genitori comunicano ansie, felicità e tristezze, paure e timori, spesso in modo inconsapevole. Ma non so se fu quell’anno che mio nonno materno, Gino, dipinse la mia cameretta di celeste. Le pareti della mia camera, per tutti gli “anni di piombo” a venire, sono state celesti. E certamente nel ’74 ero già molto appassionato della trasmissione “Il poeta e il contadino”, (di cui avevo il disco a 33 giri…) tanto che poi identificavo ogni sidecar, ed ogni moto, in strada come appartenente a Cochi e Renato.

Sottotitoli (note sparse)

Buonumore seminuovo cedesi, malumore seminuovo vendesi, buonumore seminuovo cercasi et cetera…la sottotitolatura della comunicazione possibile. Io per certo capisco dall’abuso di una data parola la totale, o parziale, incompresione della parola stessa da parte dell’abusante. Mi riprometto sempre un maggiore ottimismo per ogni successivo mattino. I commenti chiusi: uno sciopero dei benzinai. Solo che sei tu che porti la benzina, ma trovi chiuso. Lo capisco, lo capisco bene. Intanto dico: il titolo lo scegliamo alla fine. Meglio ancora: dovremmo augurarci di non essere noi due a scegliere il titolo! Non credi?

Una bacheca commovente

la bacheca con le cose da fare in ufficio
Per regola interna di scrittura, cerco qui di non nominare la vita d’ufficio (precaria, kafkiana, fantozziana, illogica, drammatica, comica…). Faccio un’eccezione volentieri per raccontare il regalo, il gesto gratuito di attenzione e d’affetto che mi hanno dimostrato due colleghi amici (Alessandro e Dino). Da poco sono stato ri-assegnato a compiti web, ho due uffici e due scrivanie tra le quali mi divido. I due cari ragazzi, così, mi hanno predisposto un’ottima postazione di lavoro e mi hanno fatto trovare una bella bacheca (nella foto) – come la desideravo – piena di foglietti con compiti, virtuali e fattuali, da portare a termine. Non credo di essere riuscito a comunicare loro quanto abbia apprezzato il loro gesto e la loro accoglienza. Spero che questo post ci riesca.

1973

Che poi, io mica ricordo niente del 1973. Il colpo di stato in Cile non lo ricordo. Presumo, però, di aver conquistato la posizione eretta in quell’anno. Come dire: un piccolo passo per l’umanità, ma uno grande per me. E non so se la ragazza alla pari altoatesina mi babysitterò già quell’anno. Forse l’anno dopo, o quello dopo ancora. Ma il ricordo va piuttosto ad un poster di una donna con un bambino in braccio. Era molto somigliante a mia madre. Ma non era mia madre. Ma era lei, pur non essendola. Una foto grande, color seppia. E poi il corridoio di casa, mi sembra di intravedermi in un “girello” lungo il corridoio. Ma il concerto degli Inti-illimani in piazza era qualche anno dopo? Sì, era dopo. Stavo in piedi, o in braccio, o sulle spalle di mio padre, ero piccolo: mai piaciuta la folla. E anche degli “argentini” rifugiati a Sarzana ne parlerò più avanti, che Videla arriva nel 1976.

Una serata indimenticabile

Come posso definire una serata/nottata di dopoconcerto (sul concerto teatrale ci sarà apposito racconto…) passata a Pistoia a parlare di musica, arrangiamenti, strumentisti, “stazioni lunari“, dischi ed altro insieme a  Simone, al grande Riccardo Tesi e a Francesco Magnelli, se non INDIMENTICABILE? Circostanze fortunate e fortunose.

Qui (file mp3) un frammento del disco “Crinali“, che Tesi mi ha regalato.

Saldi al 70% su tutta la merce

Stavo pensando ad un brano musicale privo di incertezze, “senza SI e senza FA” pensavo tra me e me.  E, intanto, speravo di passare indenne, cioé senza comprare NIENTE, il periodo dei saldi. La con-sorte, invece, amorevole, voleva che recuperassi quelle scarpe che avevo visto per me mesi fa e così, con abile stratagemma, mi ha intrappolato in una  processione all’interno dei “SALDI”. Prima di arrivare alle mie scarpe, girovaghiamo in un mega-magazzino d’abbigliamento.

Lei entra nel camerino con 53 capi d’abbigliamento da provare. Io mi guardo intorno allarmatissimo, alla ricerca di qualsiasi cosa possa funzionare da sedia, sgabello, divano, trespolo. E’ in questo momento che si incontrano, solitamente, la prima volta gli sguardi dei mariti: la caccia al trespolo. La caccia dura pochissimo, perché ogni marito viene richiamato ad accostarsi alle tende di un camerino (ogni moglie ha sviluppato un richiamo personalizzato, le più abili usano addirittura gli ultrasuoni, come coi cani, così che vedi i mariti accorrere anche in apparente assenza di richiamo). Spunta la con-sorte semivestita: la taglia del pantalone-golf-camicetta-giacchino-piumino non va bene. Me ne cercheresti una uguale ma di una taglia in-più-in-meno? I mariti da riporto incrociano qui il secondo, tristissimo, sguardo, mentre si dirigono alla ricerca della taglia perduta. La ricerca della taglia perduta serve anche, di solito, a rimettere a posto l’articolo della taglia sbagliata. Un andirivieni sfiaccante che può durare ore.

Ogni marito sa di avere una certa autonomia annua, non negoziabile, di riporto-taglie durante i saldi. L’unità di misura si chiama minuto/riporto. E’ durante questi lunghissimi momenti di “Caccia alla taglia perduta” nei reparti dell’abbigliamento femminile che io, di solito, stilo mentalmente il mio testamento biologico.

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