Sento la parola “dattiloscritto” come una specie di fossile, arcaico, uno pterodattilo della scrittura o dello scrivere perso nel tempo, a ritroso… E in questo suo essere fossile – della parola, del concetto, del portatore stesso della parola – sta anche, però, un che d’irriducibile: ingombranti dattiloscritti, dattiloscritti spediti e rispediti, impolverati, fiutati e rifiutati, impilati, annotati, autografati, corretti, stropicciati, strappati, rilegati a spirale, a caldo, a graffetta, pinzettati, ingialliti, inumiditi, inceneribili.
(osservazioni a margine del post di Mauro “Cenere bagnata“. Con un’associazione libera al Big Typescript)

m’hai ricordato questo pizzino di l35
Eppure, volendo, anche gli scritti al computer son dattiloscritti (ché, poi, questo misto fra etimo greco e latino un po’ dovrebbe far rabbrividire, ma questa è una delle mie personali idiosincrasie …) – curioso, a me Mauro ha fatto pensare a spiagge arroventate e catamarani (e mancano ancora tre mesi, da queste parti, uff!).
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per non parlare della parola “manoscritto”… il BIG BANG pare dietro l’angolo…*
e “zamposcritto” per quelli scritti da cane? (gemella, viva il mare!)