“Qui cresce un’ortica squisita. Ci sono parole-ortica, che le devi bollire prima di assaggiarle. Anche qui: un campo di parole abbandonate, un testo da bollire, o già bollito, prima d’essere assaggiato. E certo che non è proprio come lo vorrei io, o come lo vorresti tu, questo Mondo” (tratto da Operamondo)
La parola “ortica” mi fa sempre venire in mente la marmellata d’ortica confezionata da Apollonia, un personaggio delle Favole a telefono di Gianni Rodari. Poi penso all’espressione “gettare alle ortiche”, poi penso ai “ravioli d’ortica”, e quindi a questa natura curiosa dell’urticante che si fa commestibile. E infine penso alle scritture collaborative on line, ai wiki, come deposito, coltivazione, vivaio, serra di parole-ortica: urticanti e commestibili insieme. Dietro alle parole-ortica io vedo persone-ortica, urticanti e “commestibili” insieme. E vedo i campi coltivati di ottime ortiche, nei proliferanti wiki, come copertura collaborativa di un insanabile individualismo, urticante appunto. Pensavo a questa confusa osservazione/sensazione, mentre provavo ad usare GoogleDocs e riflettendo su quali parole-ortica – commestibili – lascerò nelle interessanti pagine collaborative attivate di recente (LitCamp, BlogCamp, ZenaCamp)

parole urticanti,mi garbano, facciamone il risotto più delizioso!
Cucini tu?
non parrebbe forse, ma sì, cucino io, caro Matteo
Non intendevo mettere in dubbio le tue capacità compositive con la grammatica alimentare
Immagino tu sia cuoca provetta…
Si è dimenticato lo shampoo all’ortica (ah, ma forse a lei non serve molto …)
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Tempo fa mi parlasti di Apollonia, ma ora non ricordo più il “LA” che ti aveva scatenato:)*
L’orticaria è una malattia fastidiosissima!:)***
che orti?