Il pensionamento di un torturatore

- Ora per me è sempre difficile parlare del “tuo” Matteo. Sembrerà sciocco, ma mi risulta difficile proprio in quanto sono “un” Matteo. Che, poi, dalla prospettiva soggettiva, identitaria, nessuno ha mai la percezione di essere “uno” tra le migliaia di portatori del proprio nome: ognuno sente la propria unicità del/nel proprio nome. Così faccio fatica a parlare di questo tuo personaggio, che pure mi sembra di conoscere molto bene. C’ho passato diverso tempo insieme, ho preso appunti su di lui, mi sono documentato, ne ho scritto, come sai, una specie di interpretazione teologica (l’Origene è mio).

E poi, io a Oulx ci sono stato. Ci passavo ogni volta che andavo a Sestriere, che per alcuni anni sono andato in vacanza a Sestriere, d’estate e d’inverno. E la prima vacanza in montagna che abbiamo fatto con Daniela (sarà stato il ’91 o il ’92, estate) eravamo a “Salice d’Ulzio“, italianizzandolo. Read the rest of this entry »

A spintoni nell’attualità

Eh, no… che vado dentro, che vado dentro…
a spintoni nell’attualità, nell’attualità…”

Abituato a non farmi impaginare dal presente, raramente dico la mia su quel che capita nel quotidiano. Cioè, io invidio proprio chi riesce ogni giorno a prendere posizione su quel che capita, a stare sempre “sulla notizia”, sulla cronaca nazionale ed internazionale. Io non ci riesco. Allora, per una volta faccio un esperimento: mi apro la pagina di GoogleNews e provo a commentare in una frase quel che penso sull’attualità lì casualmente riassunta:

  • Ruini? Secondo me non sta simpatico nemmeno al Principale Suo lassù….
  • Unabomber è innocente. Sembrava un unabomber preciso, e invece….(anche il perito ora indagato ha le sue stesse iniziali E.Z.) Se hai la faccia da unabomber sei fregato.
  • La base a Vicenza: io ci farei una bocciofila!! (e perché non un bel quagliodromo?)
  • La coppia gay a “Un medico in famiglia”: come dire, i pacs ve li guardate per fiction.
  • “Più civili a Kabul”: in vacanza?
  • …………….
  • …………………..

No, mi arrendo…non ci riesco proprio a commentare il presente.

Un giovane vecchio

Scopro stamani che mi restano solo pochissimi mesi prima di diventare “adulto” (e pensavo a Croce, ed alla sua frase sull’unico dovere dei giovani: invecchiare). Credo, e cercherò di dire un’ovvietà, che la dimensione sociale dell’età anagrafica non possa che differenziarsi, di necessità, a seconda del periodo “storico”. Avere 35 anni nel 1860 significava (senza contare paese di nascita, latitudine, censo, istruzione….) alcune cose, nel 1960 altre, nel 2060…spero di esserci per verificarlo e scriverci su qualcosa di ovvio.

Scollatura

Tenere un diario (su carta) è il primo atto sovversivo contro il Grande Fratello? Riprendiamo in mano 1984 e controlliamo. Ci sono quaderni che si scollano e quaderni che non si scollano. La polisemia di “scollatura”, un’ambiguità da barzelletta, rende il concetto di buona densità, lo rende esplorabile, per me. Promettevo un progetto “Scollatura”. E’ un’etichetta tutta da definire…

L’Odradek ricorsivo

Ricostruire tutte le interpretazione della figura dell’Odradek sarebbe pure un compito interessante. Intanto, per chi non conoscesse questo “esserino” affascinante (inquietante), rimando alla lettura del racconto che lo genera ospitandolo, “Le preoccupazioni del padre di famiglia” di Kafka. Anni fa, leggendo un accenno all’Odradek come maschera di Kafka stesso proposta in un’intervista da Maurizio Ferraris, proponevo, provocatoriamente, l’idea del blog-odradek, come duplicazione inanimata, artificiale, tra creatore e creatura scritturale. Insomma, l’Odradek torna, ricorsivamente, per me come un enigma col quale confrontarsi.

In linea con la serie degli altri eroi kafkiani, Odradek diventa umano soltanto quando non assomiglia più a un essere umano (trasformandosi in un insetto, o in un rocchetto, o…). Esso è effetivamente un “universale singolare”, una controfigura dell’umanità che diventa tale incarnando il suo eccesso inumano, ossia non somigliando a nulla di “umano”.
Slavoj Zizek, da “Diritti umani per Odradek?

Come investire un buono da 15 euro

Stamani, col portafoglio desolatamente vuoto, ma proprio vuoto, vado alla Feltrinelli a “spendere” i miei 60 punti della carta, equivalenti a 15 euro. Tutte le volte che mi capita di dover utilizzare i punti accumulati entro in quel girone infernale che è lo scegliere come investire quei 15 euro. L’elenco delle possibilità è infinito, ed io passo ore e ore a comporre un tangram di prezzi e interessi, scelte e letture arretrate per sfruttare al meglio quei 15 euro. Che poi, potendo, io vorrei sempre prendermi 15 libri da un euro, o, ancora meglio, 30 libri da 50 centesimi. Ma non li trovo mai.

Ogni tanto la somma confluisce nel rendere più accettabile l’acquisto di un libro costoso, magari illustrato. Oppure serve a diminuire il peso di una spesa complessiva ben eccedente i 15 euro. Ma stamani, come ieri e pure l’altro ieri, avevo il portafoglio vuoto e non potevo, nemmeno volendo, incastrare quei 15 euro in altre cifre, nemmeno di un euro superiori. Così, il mio tangram o puzzle di prezzi e interessi e letture arretrate è stato più lungo e faticoso del solito. Avevo, però, un libro già in mente, sul prezzo del quale poter costruire la cifra precisa di 15 euro. Il libro di partenza era “Elogio della bicicletta“, un saggio sociologico-antropologico degli anni Settanta molto interessante, 7 euro. Vi risparmio le prime centocinquanta combinazioni di libri a 8 euro che ho vagliato per completare i 15 euro (che i post dove uno dice i libri che si è comprato, si vorrebbe comprare, ha letto o vorrebe leggere non li sopporto da sempre, ma proprio non li posso vedere, e pure continuo a scriverne…), e consiglio subito un librino a 3 euro, un saggio dal titolo irrinunciabile, “Diritti umani per Odradek?“. Arrivato a 10 euro sapevo già cosa avrebbe completato l’incastro, perché avevo adocchiato subito un’edizione recente della Bur di testi di Pirandello (oggi la fortuna delle case editrici la fanno solo gli uffici/agenzie di design delle copertine, credo…), tutti volumetti che stanno a 5 euro, e così ho preso a occhi chiusi i suoi “Aforismi”

Ah, qui ci vorrebbe una chiusa ironica, o magari tre citazioni tratte dai libri, ma non ho voglia di scriverla.  

Il grande fratello sette

Ieri sera, di ritorno da teatro, ho visto uno scampolo di Grande Fratello. La sensazione che ho provato è la stessa di ogni anno: il non capire dove stia l’alieno e l’alienato, se da questa parte dello schermo (io) o dall’altra (loro). E pensavo, pure, alla parola “alienista”, come anello di congiunzione tra alieno e alienato. Ad ogni modo, pochi minuti di esposizione pre-sonno (pericolosissima quindi) ai marziani, o al rispecchiamento deformante che rende me marziano, mi facevano tornare alla mente alcune previsioni scritte tre anni fa proprio sul Grande fratello. Che io, me ne vergogno ma non più della vergogna di aver seguito altri “reality”, l’ho sempre seguito ogni anno. Insomma tre anni fa scrivevo queste previsioni, alcune profetiche altre meno: Read the rest of this entry »

A connettere memorie

Stasera vado a vedere lo spettacolo di Ascanio Celestini, La pecora nera. Sto leggendo il libro, pagine intense, di comicità e disperazione insieme. Si parla di manicomi, e non solo, attraverso lo sguardo tipico di Celestini, la sua forma di racconto. Celestini, classe 1972, è il modello segreto, per me, un modello inconsapevole proprio perché apparentemente distante dagli stereotipi correnti, della mia “generazione”.

Noi (ed è un “noi” fittizio, inesistente..) non abbiamo nessuna originalità di “temi”, ma solo originalità di “voce”: il nostro compito è riconnettere memorie, traghettare memorie nel futuro. Ci mettiamo la colla del racconto, ci mettiamo una voce, che può essere originale. Il suo teatro è riassumibile, in buona parte, in questa voce, in questa modalità di voce che incolla, tramanda. E’ una mia idea fissa, l’ho già detta molte altre volte in molte altre salse, forse.

Noi (ed è un “noi” fittizio, inesistente..) abbiamo il compito – o la fortuna- di poter salvare dall’oblio memorie. Le memorie sono qualcosa di dinamico, di fluido, di fragile. Ogni memoria è ricostruzione fluida. La mia generazione non ha niente di originale da dire. Ma ha una buona voce per dirlo: una buona colla per tramandare racconti e memorie.

Indian Summer

E’ una bellissima espressione, questa della “estate indiana” (qualcosa tipo la nostra “estate di San Martino…) Almeno, a me piace molto perché per me è soprattutto il titolo di un famoso e vecchio brano jazz (di Victor Herbert), e lo ricordo eseguito in modo fantastico da Sydney Bechet, in una registrazione dei primi anni Quaranta (che si può ascoltare in questo cd). Da segnalare certamente anche l’ottimo cd “Indian Summer“, inciso dal Velotti-Battisti Jazz Ensemble per la Ismarecord, nel quale il sax tenore di Luca Velotti ripesca accenti e profondità di stampo websteriano

Le incisioni di “Indian Summer” sono numerose. Con numerose e diverse sfumature interpretative. Così come in inglese ci sono diversi usi metaforici dell’espressione.
(di fatto dovrei costringermi ogni tanto a recensire dischi solo per parlare d’altro o a parlare d’altro recensendo dischi, non so…). E comunque spero sempre anche in una mia personale “estate indiana”….

Danson Metropoli

Esce finalmente il 26 gennaio un disco a lungo atteso, il progetto degli Avion Travel sulle canzoni di Paolo Conte, un disco prodotto dal Maestro stesso. Danson Metropoli, il titolo. La lista delle canzoni scelte (e delle illustri partecipazioni e dell’idea stessa del progetto) rende il disco a dir poco imperdibile! E giustifica il “contoallarovescia” nel sito della band casertana. Questo l’indice dei brani del cd:

1. Danson Metropoli
2. Cosa sai di me?
3. Aguaplano
4. Un vecchio errore
5. Elisir (con Gianna Nannini e Paolo Conte)
6. Il giudizio di Paride
7. Max
8. Spassiunatamente
9. Blue Haways
10. Sijmadicandhapajiee
11. Languida

Aggiornamento: qui alcune note dopo l’ascolto dell’album

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