Il mio 1977 (rimandato)

Sto scrivendo una cosa sui cosiddetti “anni di piombo”, per la promessa lettura di “Una tragedia negata”. Nel mentre, c’è un assedio bibliografico e mediatico sul tema, a partire dalla semplice ricorrenza numerica (potere dei numeri…) del “sette”, trent’anni dal ’77. In ordine sparso, ma legate per qualche filo interno, segnalo: il bel progetto “Macchie di silenzio” (derivato dal libro “Il silenzio degli innocenti“), l’iniziativa di Repubblica di raccolta fotografica sul 1977, il volume dal riuscito titolo “Ali di piombo“.

Leggendo le pagine del progetto di Repubblica cercavo di riflettere sul mio personale ’77. Un anno di cui ho, naturalmente, diversi ricordi personali, politici ed “impolitici”. E sul quale potrei scherzare, variando codice, traducendo in chiave di “impegno sociale” il mio passaggio dalla scuola materna alla prima elementare, l’anno seguente. Come dire, l’irregimentazione della fantasia. Ma di questo parlerò un’altra volta.

Quando se ne va un genio

una foto di Emanuele Luzzati

Quando muore una persona che genera mondi attraverso il suo ingegno, tutta l’aria che respiriamo si impoverisce un poco. Continueremo, certo, a visitare i suoi mondi, le sue fiabe, specchiandoci ancora nelle gotine rosse dei suoi personaggi, delle sue maschere immortali, dall’opera, al teatro, alla tradizione religiosa. Ma l’aria  che respireremo sarà  più povera, più secca. Succede ogni volta che se ne va una persona capace di generare mondi attraverso il suo ingegno.

Riferimenti:

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