Il grande fratello sette

Ieri sera, di ritorno da teatro, ho visto uno scampolo di Grande Fratello. La sensazione che ho provato è la stessa di ogni anno: il non capire dove stia l’alieno e l’alienato, se da questa parte dello schermo (io) o dall’altra (loro). E pensavo, pure, alla parola “alienista”, come anello di congiunzione tra alieno e alienato. Ad ogni modo, pochi minuti di esposizione pre-sonno (pericolosissima quindi) ai marziani, o al rispecchiamento deformante che rende me marziano, mi facevano tornare alla mente alcune previsioni scritte tre anni fa proprio sul Grande fratello. Che io, me ne vergogno ma non più della vergogna di aver seguito altri “reality”, l’ho sempre seguito ogni anno. Insomma tre anni fa scrivevo queste previsioni, alcune profetiche altre meno:
“Il pregio maggiore del, cosiddetto, reality show “Il Grande Fratello” sta nella facilità con la quale si può ricordare il numero dell’edizione in corso: siamo nel 2015 e sta per partire la quindicesima edizione italiana. A ben pensare, questo dato è forse l’unico pregio di questa discussa trasmissione. Ricostruiamone brevemente la storia. Le prime tre edizioni ebbero vasta eco sui media nazionali: seguivano tutte, più o meno, lo stesso copione: una masnada di “persone” infrequentabili rese, gradualmente, “personaggio”.

Già la quarta edizione, non sapendo come far parlare di sé, aveva previsto la partecipazione di un sacerdote. La partecipazione del presule venne scongiurata da una presa di posizione provvidenziale del Presidente della rete televisiva ospite del programma, dopo la ferma opposizione della Chiesa. Si ripiegò, allora, su un attore che recitasse la parte del prete; purtroppo fu costretto ad uscire “dalla Casa” dopo 48 ore: un concorrente trovò della biancheria firmata nella valigia del finto prete il quale dimostrò, inoltre, di non conoscere a memoria il Padre Nostro. Transeat sulla preghiera a memoria, ma le canottiere di Calvin Klein tradirono il superficiale attore agli occhi dei coinquilini.

L’edizione del 2005 fu la prima della serie tematica ed anche la prima ad avere un doppio inizio: furono rinchiuse dodici persone assolutamente normali; gli indici d’ascolto crollarono (Supersenior docet) e la trasmissione venne sospesa per due settimane; riprese con la solita compagnia di soggettoni “realistici” e fatalmente giovanilisti (sempre inseriti, però, nel percorso di beatificazione di cui sopra, da persona a personaggio, e nel ricatto mediatico condensato in “Voi credete di essere migliori ma non lo siete”).

Nel 2006 fu la volta degli agenti assicuratori: il meccanismo prevedeva che il pubblico a casa dovesse votare il concorrente che più riusciva, durante la settimana, a convincere gli altri concorrenti ed il pubblico a casa a stipulare un contratto per una pensione integrativa (pare di una finanziaria collegata alla rete televisiva dove veniva trasmesso il Grande Fratello). Vinse un giovanotto di Brescia.

Nel 2007 il programma passò alla Televisione di Stato (forse come contropartita dell’elezione diretta del Capo dello stato): in abbinamento all’elezione del Presidente della Repubblica, il pubblico a casa votava settimanalmente un personaggio della Casa associato ad una candidato Presidente. Il vincitore del Grande Fratello decretava, di fatto, l’elezione annuale del Nuovo Presidente.

L’anno seguente l’abbinamento, dopo una sentenza di incostituzionalità da parte di TV Sorrisi e Canzoni, nuova authority di controllo sul sistema radiotelevisivo, venne eliminato: il vincitore del Grande Fratello veniva scelto dal Pubblico tra una rosa di tre nomi indicati dal Presidente della Repubblica.

Il 2009, come ricorderete tutti, fu l’anno della crisi più profonda di questo fortunato format: nonostante il forte ampliamento dei provini ai possibili partecipanti, provini abbinati alle elezioni amministrative che fruttarono uno screaning su quasi venti milioni di persone, non si riusciva a trovare la giusta combinazione di caratteri tali da garantire lo show. Maurizio Costanzo offrì la piena disponibilità della riserva naturale di ospiti e comparse di tutti i suoi spettacoli, ma non ci fu niente da fare. Si decise, allora, di fare il grande salto: l’intero Programma venne girato in digitale e trasmesso in un film di due ore nelle sale cinematografiche. Gli attori furono, finalmente e per la prima volta, professionisti.

Nel 2010 il GF10 prese la forma che conosciamo ormai da 5 anni: la Random Global Reality Suite. Sfruttando la tecnologia successiva all’UMTS, il programma venne confezionato scegliendo con maestria fintamente casuale le immagini raccolte dalle telecamere dei cellulari privati di milioni di persone. I problemi d’ordine pubblico, sociale e politico che ne derivarono sono ben noti. La recitazione della peggior specie prese il posto d’ogni manifestazione sensata nella comunicazione di moltissime persone che, nella speranza di venir selezionati nella propria particella di “vita reale”, si riprendevano intenti nelle stravaganze più riprovevoli (del tipo comprare tutti i libri di Bruno Vespa in blocco oppure, oltre ogni limite, leggerli…). Così come avvenne per il contratto dei filoferrotranvieri del 2005 quando si decuplicò il prezzo delle corse per aumentare di pochi centesimi gli stipendi, si pose fine alla questione prevedendo un canone di abbonamento salatissimo per la diffusione delle immagini riprese dal proprio cellulare. Nel caso del contratto degli autisti, l’aumento del costo dei biglietti determinò il crollo dell’uso dei mezzi pubblici ed il conseguente licenziamento della metà degli autisti d’autobus del territorio nazionale. L’abbonamento ridimensionò il numero di folli.

Dal GF 13 in poi le immagini venivano selezionate da un parco di abbonati; fu anche la prima edizione interamente sottotitolata in italiese, uno slang diffuso nelle regioni del centro nord e sponsorizzato da alcune grosse multinazionali dell’elettronica; molte delle parole utilizzate, infatti, erano coperte da appositi copyright. Dal GF 14 dell’anno scorso, inoltre, è stata proibita (per legge) ogni forma di critica militante e sociologista sullo show.

Sta, dunque, per partire la quindicesima edizione di questo grande spettacolo che ha accompagnato, lo dico senza retorica, la storia del costume del nostro paese negli ultimi anni e che ancora l’accompagnerà chissà per quanto. Uno specchio fedele e deformante al tempo stesso delle nostre manie, dei nostri desideri, del nostro bel paese.”

5 Responses

  • Ho guardato solo la prima edizione e qualche scampolo della succesiva, dopodiché mi sembrava di vedere sempre le stesse persone… però guarderei (o parteciperei?) volentieri ad un BLOGGERS GF…. magari con un “giocatore”:)***

  • Richard Harris sarebbe orgoglioso di lei. Il P.K. Dick della Svastica sul sole pure. Per non parlare di Ray Bradbury …

  • - Mf, se ce lei partecipo anch’io…

    - Prof, sto leggendo un bel libretto di Bradbury che mi è stato donato a a Natale, “Lo zen e l’arte della scrittura”, una specie autobiografia interessantissima.

  • Un sistema nato zoppo… dopo il primo manca subito il sale. I personaggi che entrano in casa oggi, sono tutti in cerca d’autore. Solamente nella prima edizione, quella al buio e con i parteciapnti privi di qualsiasi ritorno (se non dalle edizioni tenute all’estero), si sono avuti piccolissimi scampi di genuinità, il resto è noia e finzione delle più becere.

  • Sono uno studente, e ho pensato + volte ad una trasmissione GF dentro la Luiss (La mia università). Più o meno, i primi tre anni, siamo rinchiusi sottoterra (le aule sono sottoterra – LUISS = L’unica università italiana situata sottoterra), tutti sanno tutto di tutti.
    Perché, non approfittarne e trarre un GF delle università:
    Ogni settimana una università viene monitorata 12 ore su 24 (l’orario di apertura), si ascoltano i discorsi degli studenti, dei professori, si mostra la vera vita “universitaria” di uno studente, il suo panico, cosa accade durante la lezione. Ovviamente, non si sa quando si sarà ripresi. Così c’è più spontaneità
    Sicuremente preferirei vedere la mia edizione del GF, piuttosto che quella di Mediaset

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