Osservo in questi giorni il diffondersi di un nuovo gadget, una specie di bio-feed intestinale, un congegno avanzatissimo che ti consente di dire al mondo, in tempo reale “Sto cagando” (perdonate il facile ricorso all’espressività scatologica). E’ la conferma, per me, della pornificazione progressiva - o, piuttosto, implicita, del cosiddetto WEB 2.0. Certo, ha ragione Gaspar Torriero quando dice che bisogna provare per capire. Ma ho spiato un po’ il funzionamento e ho provato a pormi qualche domanda, niente di filosofico sia inteso, così, pensieri del mattino da sedile del bus: perché dovrei attivare questo bio-feed intestinale? Meglio, perché lo si attiva, vi si partecipa?
In fondo io continuo a vederci quella paura drammatica dell’invisibilità: il terrore che la mia vita scorra inascoltata, invisibile, che non lasci traccia significativa sul Mondo e sul prossimo. Lo stesso meccanismo mentale di chi incide il proprio nome sui monumenti, forse. Solo che qui il monumento non c’è più, il senso neppure, e allora vivo nella rincorsa perpetua, effimera, angosciosa, del comunicare “cosa sto facendo”, perché io sono solo quello che sto facendo, e sono solo le parole che raccontano o possono raccontare quello che sto facendo. Io sono le parole per raccontarmi in azione. Fuori da quest’azione di racconto non esisto. Fino al paradosso per il quale l’azione di raccontarsi “in azione” diviene l’unica azione possibile. Così, per me, questi twitter dovrebbero essere in realtà tutti identici e coincidenti in un’unica frase. Siamo tornati, in definitiva, ad un “Esse est percipi” telematizzato, intestinalizzato, iper-pornografico: una postpornografia che si fa grammatica comune, condivisa.
La pornografia è il surrogato di presenza per eccellenza. Come tale è probabilmente la matrice di ogni media, la parte per il tutto, la trasformazione dell’effige in corpo, il feticismo assoluto del corpo illustrato al posto del corpo vissuto. I media sono tutti pornografia, in questo senso, e in questa affermazione non c’è alcun rilievo moralistico, anzi.
(op. cit. dal capitolo “Per una teoria animista del soft-porn”,
F. La Cecla-M. Pasquinelli, p. 115)
10 Gennaio 2007 alle 16:28
Potresti, forse, non avere tutti i torti, se chi usa Twitter non facesse altro nella vita.
Siccome così non è, sei solo un esagerato: “vivo nella rincorsa perpetua, effimera, angosciosa”? Eeeeh? Chi, io? Tu? Maddai…
Però la “pornificazione progressiva del web 2.0″” non è male, mi piace.

10 Gennaio 2007 alle 16:38
vuoi mettere il gusto di scrivere un messaggio ed inviarlo a twitter quando sei seduto sulla tazza del wc? :-))
10 Gennaio 2007 alle 17:37
oso dirlo: non solo sono d’accordo, ma è quello che penso anche di moltissimi blog.
10 Gennaio 2007 alle 17:39
- Gaspar la mia “esagerazione” (”vivo nella rincorsa perpetua…”) che so per certo, o suppongo, non appartenere né al tuo né al mio modo di vivere, era un’iperbolica prima persona fittizia inghiottita totalmente dallo sforzo dell’autoraccontarsi (come è pure, in parte, il blog…) e funzionale al mio post - provocazione. Ha funzionato, no?
(sulla “pornificazione” ho solo sintetizzato alcuni concetti del saggio che cito, nel quale si parla di un fenomeno del marketing definito negli USA “pornification”, e ormai ben documentabile anche in Europa….)
- Luca, devo ancora provare quel brivido lo ammetto.
10 Gennaio 2007 alle 18:07
Sorrido. Perché nessuno si è fermato sulla seconda parte del post, quella dove ti pornifichi realmente. Ma magari è caratteristica implicita in tutti noi che blogghiamo (ho sempre in mente la citazione di Borges che campeggia sul blog di Squonk). Il bisogno di raccontarci, quello di ‘essere’ attraverso le parole. Mi preoccupa di più l’altro riverbero dei ‘media’, che La Cecla descrive così bene, quella ‘passatizzazione’ del presente, che il ‘racconto’ del sé in atto (così come le foto col telefonino) invariabilmente produce. E no, io la pensavo così quando avevo la tua età (fino a cinque-sei anni fa, appunto), che di me sarebbe rimasto quel che scrivevo. Ora spero che rimanga il calore che dò a quelli cui voglio bene (perdono, oggi è la giornata dell’outing …). ;-)*********
10 Gennaio 2007 alle 18:08
WP mi sabota i commenti. Cerca nel filtro antispam (e settalo pro-Ecate) ;-)))
10 Gennaio 2007 alle 18:09
P.S.: colgo solo ora che l’”io” è un “io” generico … perdono!
10 Gennaio 2007 alle 18:22
Per quanto trovi la critica “parziale” (non ricito i motivi per quanto li ho già scritti in un mio precedente post, ma non ti invito neppure a leggerlo perché poi sembra che non scrivo le cose qui per guadagnare un +1 sul blog).
Invece, mi interessa la seconda parte. A parte l’interessante accenno alla “pornizzazione”, trovo un valido spunto quello della paura dell’invisibilità che per quanto non la colleghi con il mezzo (confondere mezzo con uso è a mio avviso un grosso errore) lo collego comunque con un insistente trend chiaramente riconoscibile e mi hai dato modo di chiarirmelo meglio.
Non conosco peraltro il background di “Esse est percipi” (e in questo caso wikipedia non aiuta), però mi pare che in questo caso si perda il punto che percepire noi stessi è una percezione ed in quanto tale noi ci autopercepiamo. Il problema è che, appunto, c’è questo trauma dell’invisibilità che deriva, a mio avviso, da una non-autopercezione. Che è drammatica.
P.S.: odio i popup sui link nel modo più profondo.
10 Gennaio 2007 alle 18:35
- Ecate, abbi fede, ogni tuo commento qui non andrà mai perduto
- Folletto, leggerò invece con interesse il tuo post. Sì, concordo con te sulla paura dell’invisibilità come derivato di una mancata piena autopercezione. Basta che non si debba conquistare parti della propria identità (o della propria auto-percezione) solo riacciuffandola nei coriandoli di racconto che condividiamo in rete. (per i popup porta pazienza, è un giochino passeggero…passerà pure questo
)
10 Gennaio 2007 alle 20:23
Massimo rispetto.
Ma appoggio totale al commento di Gaspar.
I miei 2c li spendo invece per cercare di portare l’attenzione sul messaggio emanato dal mezzo, che non è da confondersi con l’uso che si fa del mezzo (questa è x Davide, non farci caso).
Ognuno degli utenti di twitter ha le sue ragioni per farlo: può essere curiosità, pornografia, paura di scomparire, magari anche fare spam. A me, dal piccolo della mia egoistica visione del mondo, la cosa poco importa. Trovo invece interessante ciò che accade dopo, perché qualcosa accade: avviene ad esempio che nascano conversazioni interessanti, in maniera molto più dinamica ed efficace di quanto succeda oggi sui blog (anche se poi è sui blog che, in seconda istanza, le conversazioni si sviluppano e approfondiscono, come credo sia auspicabile), oppure che si possa osservare la diffusione di un meme o incorrere fortuitamente in qualche piccola (o grande) illuminazione. Che non è detto debba nascere da complesse argomentazioni o chissà cosa. A volte basta una frase. O magari anche un numero significativo di frasi banali.
Per me oggi una delle scoperte è stata ad esempio questo bel post. Non sarebbe avvenuto altrimenti, nonostante legga quotidianamente sia Gaspar che Folletto, non accade spesso che un blogger citi tutti i post che ha commentato durante la giornata. Oggi una nota su twitter è stata sufficiente a portarmi qui.
10 Gennaio 2007 alle 20:33
commentavo ’sto coso a metafisica stamane. certo, se non fossero gli altri a far da testimoni, c’è chi potrebbe dubitare della propria esistenza.
invece per il burìn ecco il linchello
10 Gennaio 2007 alle 22:59
io invece sono più interessato all’aspetto meccanico ed al monumento da firmare in quanto supporto incontrollante della veloce deriva delle possibilità di interazione onaniste-voyeuriste.
insomma, per rimanere in tema, il web 2.0 come la bambola gonfiabile in un peep-show. e così penso al tweeter come una semplice posizione del web-kamasutra.
non so perchè ma, sempre in tema di meccanica mi hai rammentato questa frase di kaufman, appena letta su un oscar in quel di corricella:
spero che quando vinceranno le macchine, non costruiranno uomini che si rompano subito dopo essere stato pagati
11 Gennaio 2007 alle 02:05
Thx per la precisazione. Vedo Bru che sei passato alle considerazioni dell’”output”. Come sospettavo ci sei arrivato molto rapidamente.
Io sintetizzavo come “serendipità”. Ed è anche il motivo per cui consigliavo di “quantomeno provarlo”. Ricordo ancora quella sera in cui ne parlammo per la prima volta, che tu con un messaggio sulla pasta (sort of) mi avevi scatenato una notevolissima sequenza di pensieri (anche se ora non ricordo quali, ovviamente gh).
11 Gennaio 2007 alle 07:57
il twitter è quel gioco con i bolli colorati e quando esce il verde tu devi metter le mani o i piedi sul verde.
credo.
di più non so.
il raccontarsi è voglia di uscire da se stessi. a volte non importa se ti racconti ad un qualcuno altro da te.
tu spesso sei l’altro.
parlo per me, ovvio.
11 Gennaio 2007 alle 10:25
- Bru, grazie per il “bel post”. Non nego che la condivisione epidermica, o ipodermica?, di Twitter possa generare condivisioni positive. Semplicemente ho espresso la mia resistenza al richiamo da sirena di questo nuovo gadget attraverso una provocazione. Ovviamente io rispetto chi utilizza twitter per farne quel che vuole. Scrivo qualcosa su blog quasi ogni giorno, o più volte al giorno da più di tre anni, posso io biasimare davvero chi racconta o vuole raccontarsi via twitter?
- Petarda, il primato è tuo!! Puoi richiedermi un premio a tua scelta.
- Renato, forse le macchine hanno già vinto. O forse no. Speriamo…
- Folletto, ti lancio il tema “de-amicalizzazione dei luoghi pubblici”
- Giarina, soffro di mal di schiena, posso giocare lo stesso?
11 Gennaio 2007 alle 10:48
Accidenti a voi: invisibilità qui, invisibilità là, e da ieri non mi vedo più allo specchio! (è escluso che sia diventato un vampiro)
11 Gennaio 2007 alle 14:29
Mauro, vampiri delle vite altrui?
11 Gennaio 2007 alle 20:08
mmh, un morso al collo candido di una bella fanciulla e tutta la sua biografia è mia… non sarebbe male
11 Gennaio 2007 alle 21:46
scusate…ma finchè non mi vedrete postare su twitter il link ad una mia foto ignuda non mi potete definire pornografica
e per l’uso che ne faccio di twitter ( che ribadisco sono io utente che decido cosa, quanto e quando mettere di me in condivisione) sono certa che non accadrà…
12 Gennaio 2007 alle 03:12
Argh. Se condividiamo lo stesso pensiero, mi hai lanciato un tema enorme. E non poco interessante.
Grazie, però devo lasciarlo macinare un po’, non escludo di tirare fuori un pensiero un attimo esplicabile su questo.

E farne un post
12 Gennaio 2007 alle 19:59
[…] Però, questo clima di euforia per ogni nuova applicazione Web 2.0, indipendentemente dalla sua qualità/utilità, mi rende sempre più basìto. E sono d’accordo con Matteo quando dice che Twitter è un congegno avanzatissimo che ti consente di dire al mondo, in tempo reale “Sto cagando”. […]
23 Giugno 2007 alle 16:42
Ecco, è esattamente quello che intendo quando dico che è una modalità di interazione potenzialmente nevrotica.
23 Giugno 2007 alle 23:23
Giulia, siamo d’accordo
E bentrovata
18 Novembre 2007 alle 15:23
diventato utente divertito di twitter sghignazzo rileggendo la mia vomitata lassopra (e condivido il catepol pensiero).
22 Aprile 2009 alle 10:30
[…] fase di esplosione di Twitter, ribattezzai la prassi di comunicare di sé in tempo reale come bio-feed intestinale. Ora, mi pare, le cose si siano complicate, e non riesco più a condurre una riflessione […]