Osservo in questi giorni il diffondersi di un nuovo gadget, una specie di bio-feed intestinale, un congegno avanzatissimo che ti consente di dire al mondo, in tempo reale “Sto cagando” (perdonate il facile ricorso all’espressività scatologica). E’ la conferma, per me, della pornificazione progressiva – o, piuttosto, implicita, del cosiddetto WEB 2.0. Certo, ha ragione Gaspar Torriero quando dice che bisogna provare per capire. Ma ho spiato un po’ il funzionamento e ho provato a pormi qualche domanda, niente di filosofico sia inteso, così, pensieri del mattino da sedile del bus: perché dovrei attivare questo bio-feed intestinale? Meglio, perché lo si attiva, vi si partecipa?
In fondo io continuo a vederci quella paura drammatica dell’invisibilità: il terrore che la mia vita scorra inascoltata, invisibile, che non lasci traccia significativa sul Mondo e sul prossimo. Lo stesso meccanismo mentale di chi incide il proprio nome sui monumenti, forse. Solo che qui il monumento non c’è più, il senso neppure, e allora vivo nella rincorsa perpetua, effimera, angosciosa, del comunicare “cosa sto facendo”, perché io sono solo quello che sto facendo, e sono solo le parole che raccontano o possono raccontare quello che sto facendo. Io sono le parole per raccontarmi in azione. Fuori da quest’azione di racconto non esisto. Fino al paradosso per il quale l’azione di raccontarsi “in azione” diviene l’unica azione possibile. Così, per me, questi twitter dovrebbero essere in realtà tutti identici e coincidenti in un’unica frase. Siamo tornati, in definitiva, ad un “Esse est percipi” telematizzato, intestinalizzato, iper-pornografico: una postpornografia che si fa grammatica comune, condivisa.
La pornografia è il surrogato di presenza per eccellenza. Come tale è probabilmente la matrice di ogni media, la parte per il tutto, la trasformazione dell’effige in corpo, il feticismo assoluto del corpo illustrato al posto del corpo vissuto. I media sono tutti pornografia, in questo senso, e in questa affermazione non c’è alcun rilievo moralistico, anzi.
(op. cit. dal capitolo “Per una teoria animista del soft-porn”,
F. La Cecla-M. Pasquinelli, p. 115)
