Sto passando questi pomeriggi intrafestivi guardando il dvd di un bellissimo film che mi è stato regalato, Il grande silenzio. Lo guardo a puntate, appisolandomi ogni tanto, nella quiete meditativa delle immagini e del ritmo delle preghiere, delle giornate silenziose e solitarie, comunitariamente solitarie, di questi monaci certosini. Ritrovo nelle loro vite la vera armonia di un tempo umano e armonizzato al tempo del creato, allo scorrere della volta celeste, delle stagioni, della natura.
Possibile che solo una regola di quel tipo, con le sue interne rigidità , sia capace ancora di raccontare l’essere parte della natura della natura umana? E poi, ancora, io vedo un “monachesimo” virtuale di queste nostre cellette di bit dove, però, quella che si assenta, che cade, che manca è proprio la dimensione benefica del “Silenzio”. E mi torna in mente il finale de “La voce della luna” di Fellini:
eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio…forse qualcosa potremmo capire.
continua…

e se il loro silenzio ci abituasse a quel silenzio di là ? cioé se loro sapessero, loro dico i frati, che di là non ci sta niente se non una quiete nuda e uno sterminato silenzio?
d.
Sì, potrebbe essere un’ipotesi da discutere. Ma credo, piuttosto, che sia un silenzio “cassa-armonica”, il loro, dico dei frati, nel quale far risuonare la Parola.
Ci sono, in effetti, molti tipi di silenzio….dovremmo censirli, prima o poi….che si sa, l’enumerazione piace ai blogger