Un nascosto manifesto (calendario)

E prendo a pre-testo il “manifesto nascosto” (passatemi il gioco di parole..) del “Velati e nascosti” untitlediano, che già citavo giorni fa, per darmi il compito di sviluppare le coppie di concetti là enunciate in libere osservazioni personali. Le coppie analizzate avranno cadenza settimanale (se non mi costruisco il recinto intorno non sono contento…) con pubblicazione domenicale (il giorno rosso, contro “l’ingrigimento dei calendari“…) secondo il seguente ordine temporale:

9 Responses

  • i calendari ingrigiscono, eppure ogni istante ha un suo colore, altro che il rosso riservato alle domeniche e ai riposi di Dio….

  • Noto altresì una deriva ‘attediante’ (ma in questo ci somigliamo, e quindi annoto, ma non mi oppongo …) ;-) ********

  • Potremmo andare al lasco e sfilare la deriva?

  • si attendono anche “scoppiamenti e sdoppiamenti” delle coppie*****

    ot: andremo pianissimo (non guido io;)

  • Maurè, secondo me ne sai così tanto di barche, tu, che con te non è possibile andare alla deriva (… peccato …) ;-) *******

  • oh beh, se disalberi e il motore scoppia ecco servita una bella deriva… ;)

  • [...] E inizio la serie di rivisitazioni delle coppie del “manifesto nascosto“. “Io l’intimo non lo pubblico”, potrebbe essere una dichiarazione d’intenti che lega la prima coppia di concetti. Ma ogni volta che leggo la parola “intimo” a me viene sempre in mente una scena del film “La banda degli onesti”: qui Totò, rivolgendosi al povero pittore vetrinista Cardone (Giacomo Furia), che ha ricevuto un “intimo di sfratto” e che ha alcuni dubbi ad intraprendere l’attività di falsario in società con Totò e Peppino, ebbene pronuncia questa frase: “Cardò, e l’intimo? Non vi rode l’intimo?”. Ma cosa è l’intimo? E’ una parte di narrazione del privato? O, piuttosto, un concetto limite, dai contorni indefinti, sfumati, differenti per ognugno eppure comprensibili in una dimensione comune. Esiste un “intimo” sociale, socievole, condivisibile? Allora l’intimo esposto, non l’ostensione del bucato sia ben inteso, sarebbe un’antinomia, un capriccio logico? Intimo e pubblico non sono i fuochi d’una ellisse unica di discorso, di parola, di scrittura. Sono, a mio avviso, le alternative di autocomprensione ed espressione. L’intimo è lo spazio silenzioso della comprensione del Sé, là dove il pubblico è l’espressione di questo stesso Sé. Per questo, forse, io l’intimo non lo pubblico: non mi rode abbastanza l’intimo. [...]

  • [...] Proseguo la serie del nascosto manifesto. Qui, con ritrosia/esibizionismo, sembra di ritrovarsi in una vera opposizione inconciliabile. Procedo per associazioni libere, al solito, e “esibizionismo” mi ricorda, non so perché, “Picture at an exhibition”, vale a dire “Quadri di un’esposizione” di Modest Mussorgsky. Cioé, mi si pone subito il problema di ogni “ismo”. Ora, perché “ritrosia” deve avere come opposto un “ismo”? E, soprattutto, esiste “esibizione” senza “esibizionismo”? Penso, invece, sempre a “eppur parenti siamo un po’/ di quella genete che c’è lì/ che come noi/ è forse un po’ selvatica” (cioè all’immortale Genova per noi,) quando ragiono su “ritrosia”. Ecco, è un qualcosa di vagamente etnico, tipo “ligusticità”, me la insegnò Caracaterina questa parola, non so più dove….Che poi trovo solo “ligustico“, e non “ligusticità. Ecco, ritrosia ha per me sapere originario, antico: un modo di raccontarsi, di concedersi a piccole dosi, a cerchie che crescono lentamente e col tempo. In fondo, mi pare, la polarita ritrosia/exhibition (senza ismo) potrebbe pure essere solo una questione di latitudini. Proprio in questo “ambiente”, dove pare non contino più. [...]

  • [...] Terzo appuntamento col manifesto nascosto. Strano accostamento casuale che mi fa pubblicare proprio per la vigilia il tema “individualismo/socialità”, quanto mai appropriato in questi giorni di feste che immergono i nostri indivualismi in socialità forzate. Per fortuna. Un inciso sui tempi di pubblicazione: non ho ancora utilizzato la pubblicazione postuma degli articoli (programmare l’orologio dell’editor perché il tale post si autopubblichi autonomamente all’ora x del giorno  y) perché vi leggo nascosta una “presunzione di presenza”, l’ottimistica attesa (o forse, meglio, un conatus spinoziano ) del proprio permanere e sopravvivere fino alla pubblicazione, ed oltre, di quel testo. Diciamo che il non utilizzare questa pubblicazione demandata è stato fin ora, da parte mia, un atto di umiltà nei confronti del volere del Signore (”..sia fatta la Tua volontà…”). In futuro, non so. [...]

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