E mi appare evidente che il mio compito, o la mia abilità più propria, sarebbe quello di dedicarmi all’ovvio, al sempre in vista, alla delucidazione del dettaglio dimenticato proprio perché sovraesposto. Ad esempio, analizzare in modo compiuto i segnalini-semaforo rosso-verdi di disponibilità /indisponibilita a chattare (e i relativi messaggi testuali personalizzabili) all’interno della chat di Gmail. La complessa interazione performativa che scaturisce dalle infinte combinazioni di quei messaggi possibili sono l’ovvio che vorrei indagare nel prossimo post. (chi volesse un account gmail basta scrivermi e chiedere)
“La gestualità serve a disequivocare l’uso del portatile. Con i gesti indico a chi mi sta intorno che sono impegnato “contemporaneamente” in una conversazione telefonica. I gesti sono la cabina telefonica di un telefono che è diventato autonomo da muri”
(op. cit. p.46):
